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Parla Bassoli
“Le minacce al prefetto non c’entrano con la mobilitazione”

Mirto Bassoli

Atto isolato di un folle o sintomo di un male più grave e diffuso? La lettera con pallottola indirizzata al prefetto di Reggio Antonella De Miro arriva in un momento segnato da profonde tensioni, nel mezzo della difficilissima trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. Il messaggio all’interno della busta riporta chiari riferimenti all’attualità, in particolare all’articolo 18 che rappresenta la principale causa di attrito tra governo e sindacati. Il segretario provinciale della Cgil, Mirto Bassoli, però non ci sta ad avallare la tesi che ci sia un collegamento diretto tra la protesta – negli ultimi giorni non sono mancate iniziative plateali, con il blocco di alcune strade da parte della Fiom – e l’inquietante episodio.

Segretario, c’è un collegamento tra la mobilitazione in atto e le minacce al prefetto?

“Credo che si tratti di due temi che devono essere separati in modo netto. Le minacce al prefetto rappresentano senza dubbio di un episodio gravissimo, sul quale mi auguro che la magistratura faccia piena luce, ma deve essere distinto dalla mobilitazione sociale che si è innescata spontaneamente a seguito delle decisioni prese dal governo sul mercato del lavoro. Detto questo è chiaro che il clima si sta appesantendo ulteriormente in una situazione resa già critica dalla crisi e dai precedenti provvedimenti che hanno colpito lavoratori e pensionati”.

Non crede che certe azioni plateali possano contribuire ad alzare la tensione?

Di fronte ad una modifica delle leggi in materia del lavoro, che non risolve se non marginalmente le emergenze sociali e occupazionali, ma indica solo la volontà del governo di portare a casa un risultato politico, la reazione non può essere che molto consistente. Ma, come è sempre avvenuto nella storia del movimento sindacale, la protesta rimane nell’ambito della legalità e della democrazia.

Anche bloccare le strade è legittimo?

Si tratta di una protesta forte, che resta però nell’ambito della legalità. Stiamo parlando di lavoratori che hanno visto una riduzione sensibile dei loro stipendi e di fronte ad una situazione di grave crisi vogliono dare visibilità alla protesta. Effettuare iniziative che bloccano temporaneamente la circolazione credo che sua tutto sommato fisiologico.

Non crede che la protesta possa degenerare?

Episodi estremi e riconducibili a comportamenti individuali non possono essere assimiliati a comportamenti collettivi: è in corso una protesta legittima, attuata da persone che nulla hanno a che vedere con atti a illegali o violenti. Stiamo vivendo una situazione pesantissima sul fronte dei redditi, dell’occupazione e delle pensioni. Lo scenario nei prossimi mesi tende al peggioramento e c’è un substrato già compromesso dal punto di vista sociale. I provvedimenti del governo rischiano di aggravare ulteriormente la situazione.

La mobilitazione dunque prosegue?

Ieri il comitato direttivo nazionale della Cgil ha approvato un pacchetto di 16 ore di sciopero, che avranno una ricaduta sensibile sul territorio. A mia memoria non succedeva da alcuni decenni che si arrivasse a una mobilitazione così ampia. Noi puntiamo ad un deciso cambiamento di rotta da parte del governo.

g.man

Ultimi commenti

  • Bloccare le strade non è proprio una cosa legale…

  • Non ho ancora capito se la riforma dell’articolo 18 è corretta o se sarà un disastro…