HomePrima paginaLa versione di VieroIl dg di Iren: “Noi corretti, ma la situazione preoccupa”

La versione di Viero
Il dg di Iren: “Noi corretti, ma la situazione preoccupa”

Da una parte ostenta tranquillità rispetto ai reati contestati, dall’altra rimarca le conseguenze del blocco del cantiere. Nel pieno della bufera – per ora solo mediatica in assenza di atti ufficiali – che si è abbattuta sul termovalorizzatore di Parma, si leva la voce del direttore generale di Iren Andrea Viero, che sarebbe tra gli indagati dell’indagine della procura di Parma che ha portato al sequestro preventivo dell’impianto.

“Fermo restando che si tratta di indiscrezioni di cui non abbiamo nessuna conoscenza precisa e diretta, – dice Viero – non avendo ricevuto nessun atto in merito, riteniamo opportuno sottolineare la convinzione nella correttezza del nostro operato, fondato sull’applicazione delle previsioni normative nazionali e regionali e delle prescrizioni autorizzative. Non nutriamo preoccupazioni, nel caso i reati ipotizzati dalle testate giornalistiche dovessero essere realmente contestati, poiché riteniamo di poter dare, anche nelle sedi opportune, compiutamente conto della legittimità di ogni singolo passaggio di questo progetto così articolato e complesso. Le indiscrezioni, peraltro confuse, riportate dalla stampa sul supposto reato di abuso d’ufficio non sembra possano essere correlate ad una presunta richiesta di sequestro preventivo”.

Viero entra nel merito delle indiscrezioni sull’inchiesta e i reati ipotizzati. “Stupiscono – dice – i riferimenti all’affidamento della progettazione del PAI (Polo Ambientale Integrato n.d.r) ad Hera con violazione dei principi della trasparenza e della concorrenza. Con Hera è attivo dal 2008 un accordo di collaborazione che ha consentito di poter mettere in campo scambi di assistenza tra soggetti tecnicamente esperti e competenti; una collaborazione attivata anche sul PAI e passata indenne alle valutazioni dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. Stupiscono anche le supposte contestazioni dell’affidamento ad Iren Emilia del servizio di raccolta rifiuti, avvenuto, come nel resto della Regione, in base all’art. 16 della Legge Regionale 25/99. Una legge che ha portato, per ogni territorio provinciale, ad individuare e salvaguardare, sulla base delle previsioni normative, le cosiddetta gestioni industriali. Nel 2004 in provincia di Parma, proprio sulla base di questa normativa, fu salvaguardata anche Oppimitti Srl. La medesima legge inoltre prevedeva che con i gestori salvaguardati fosse stipulata apposita convenzione per il periodo transitorio, che poteva arrivare fino a 10 anni, senza costituire nuovo affidamento. Stupisce, infine, che si parli di illegittimo affidamento della realizzazione del PAI dal momento che la costruzione del sistema impiantistico non è stata frutto di un affidamento, ma di un’intesa in base all’art. 18 della L.R. n. 20/2000 che prevede la possibilità per gli enti locali di stipulare accordi con soggetti privati per la realizzazione di progetti di rilevante interesse per la comunità locale. Ancor di più se si considera, così come ha fatto la Commissione Europea, che il progetto del PAI è totalmente autofinanziato dal Gruppo Iren”.

Viero si dice tranquillo anche in relazione al supposto abuso edilizio, “al quale potrebbe essere correlata la richiesta di sequestro preventivo”:  “La nostra tranquillità deriva anche dalla recente sentenza n. 41/2012 del TAR (passata in giudicato) con la quale il competente Giudice Amministrativo ha espressamente confermato la regolarità dell’iter autorizzativo adottato ed ha riconosciuto che il permesso di costruire è stato rilasciato nell’ambito della procedura autorizzativa e di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) sulla base delle norme nazionali e regionali in materia di Valutazione di Impatto Ambientale le quali definiscono che la VIA comprende e sostituisce tutte le autorizzazioni, concessioni, licenze, pareri, nulla osta o assensi necessari per la realizzazione del progetto. Poco comprensibile sarebbe che il presunto reato di abuso edilizio potesse essere connesso al mancato pagamento degli oneri di urbanizzazione, non si sa come calcolati dalle testate giornalistiche in circa 430.000 euro, quando gli impegni assunti dal Gruppo Iren hanno visto la corresponsione di circa 12 milioni di euro a titolo di opere di compensazione ambientale a favore del Comune di Parma e di altri quattro Comuni confinanti”.

Viero alla fine manifesta però preoccupazione per gli effetti dell’inchiesta: “Vanno infatti considerati con estrema attenzione: il problema dello smaltimento dei rifiuti che si genererebbe per la provincia di Parma a partire dall’inizio del prossimo anno dato il venir meno delle convenzioni di smaltimento in essere; i danni che l’interruzione dei lavori di realizzazione produrrebbe, anche in considerazione dello stato di avanzamento, dei consistenti investimenti e dei piani di sviluppo del Gruppo Iren nel settore ambientale; e, non da ultimo, gli effetti occupazionali connessi al temporaneo fermo del cantiere che ad oggi occupa mediamente 280 persone al giorno e che potrebbe anche mettere in seria difficoltà alcune imprese coinvolte”.

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