HomePrimo pianoLa verità di Strozzi: “Enìa in Borsa? Non sono pentito”

La verità di Strozzi: “Enìa in Borsa? Non sono pentito”

Ci sono date che non si dimenticano. Il 10 maggio 2007 è una di quelle per Ivan Strozzi, l’uomo che 2006 ha raccolto il testimone di Uris Cantarelli alla guida di Enìa, la municipalizzata erede di Agac nata dalla fusione delle azienda di Reggio, Parma e Piacenza. Quel giorno Enìa debutta in Borsa ed è subito un successo: il prezzo di offerta iniziale è di 10,1 euro per azione e a fine giornata arriva a 10,83, un +7,67% che sancisce la migliore performance di tutta Piazza Affari. A Reggio si brinda: solo il Comune, che detiene il 30,75% dell’azienda, guadagna 5 milioni di euro. Seguono quasi due anni di grandi soddisfazioni, con le azioni che toccano quota 12 euro. I dividendi sono da record, ben oltre le aspettative. L’artefice del miracolo finanziario lascia nel 2008 nel momento di massimo splendore, forse per qualche no di troppo alla politica. Poi arriva lo shock del 2009, i mercati crollano, Enìa nel frattempo si fonde con Iride (la multiservizi di Genova e Torino), ma il titolo in Borsa continua a perdere terreno. Oggi le azioni Iren valgono 0,69 euro.

Ivan Strozzi dopo l’uscita da Enìa è stato chiamato a La Spezia a risanare i conti disastrati dell’Acam, ma da Reggio certe voci gli sono arrivate all’orecchio. Perché sono in tanti oggi a criticare la scelta di portare l’azienda in Borsa, a rimpiangere la vecchia Agac, anche tra coloro che ai tempi d’oro stappavano lo spumante e brindavano ai dividendi stratosferici.

Si è pentito di avere portato Enìa in Borsa?

“Guardi, la sua domanda me l’hanno fatta almeno un migliaio di volte . E la mia risposta è sempre la stessa: no, non mi sono pentito di avere portato Enìa in Borsa, nemmeno con il senno di poi. La verità è che oggi il mondo è cambiato,  ma quando ho quotato Enìa in Borsa i risultati sono stati sorprendenti. Abbiamo assicurato ai Comuni dividendi ben oltre le aspettative, abbiamo reso più efficiente l’azienda e, mi permetta di dirlo, l’abbiamo anche in parte liberata dalla cappa della politica. Lei sa a quante richieste scandalose dei sindaci ho detto di no? Mi chiedevano finanziamenti per iniziative assurde, ho ancora le lettere. No, non rispondevo alla politica, non rispondevo al Pd, ma al mio consiglio di amministrazione.  Forse è stato qualche no di troppo a determinare la mia uscita. Ma me ne sono andato prima io”.

Qualcosa però non ha funzionato. In un anno Iren ha lasciato sul terreno il 46,3%.

“Le ripeto, il mondo è cambiato. E’ cambiato il corso borsistico: io mi sono trovato ad operare in un momento favorevole mentre oggi le cose non stanno più così. A mio avviso è stato ridimensionato troppo il cosiddetto radicamento territoriale a favore delle linee di business: a Genova acqua e gas, a Torino l’elettricità. All’ex Enìa sono rimasti solo l’ambiente e la sede legale. Io avevo organizzato la sottostruttura in Sot, società operative territoriali, ognuna delle quali aveva un amministratore che rispondeva direttamente a me. In questo modo ogni città gestiva i propri problemi e le proprie risorse “in casa”. Oggi le decisioni importanti vengono prese altrove”.

Come valuta l’operazione Edipower?

“L’idea di creare un grande polo energetico nazionale non è sbagliata. Dal 2008, a causa dei contrasti con i francesi, Edison è paralizzata. Quando sono entrato in Enìa io ho proposto di uscire da Delmi (la cordata dei soci italiani in Edison n.d.r) in cambio di asset e denaro, lasciando il controllo totale ad A2A, che già deteneva il 51%. Ottenni una risposta negativa dai lombardi. Peccato, perché se l’operazione fosse andata in porto forse oggi avremmo risolto qualche problema. Adesso la situazione è molto cambiata e se nelle linee generali l’acquisizone di Edipower non è sbagliata, bisogna valutare con attenzione il problema dei debiti e la condizione del mercato dell’energia, che oggi non è favorevole. Di certo di qui a realizzate la grande utility del Nord la strada è ancora lunga. Vorrei sapere come fa Fassino a ventilare uno scenario del genere quando a Genova tra poco si vota e non si conoscono gli scenari politici”.

Il problema è sempre la politica.

Di no ne ho detti tanti, anche ai politici. Sa che mi avevano offerto la candidatura a sindaco? Ho rifiutato, perché sono abituato a ragionare con logiche diverse da quelle della politica.

Giuseppe Manzotti

Ultimo commento

  • Analisi corretta – chi ha sottoscritto le azioni Enia (ed io fra questi) lo ha fatto perchè voleva essere parte di una azienda a partecipazione diffusa, radicata sul territorio – questo era riuscito a fare Ivan Strozzi che….percepiva uno stipendio “umano”, di gran lunga inferiore a quello degli attuali Tutankamon –
    Così, per un ricordo personale…..Ivan ed io eravamo compagni di scuola alle medie (lui era molto più bravo di me!): et salòt, Ivan