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La pietra misteriosa di Salvarano

Danilo Morini

Il rio Bercemme – il cui nome gli abitanti del luogo fanno risalire addirittura alla lingua etrusca – è un piccolo affluente del torrente Modolena nel quale sfocia in un luogo detto Giunta delle acque, poco a sud dell’abitato di Salvarano, nel comune di Quattro Castella. La sua valle sembra quasi ferma nel tempo…non si vedono costruzioni e, a parte qualche appassionato di motocross che stona decisamente in quel contesto, di solito non si avvertono rumori se non quelli degli animali: un luogo davvero ideale per fare passeggiate nella natura a due passi dalla città.

Quasi una ventina di anni fa un geologo stava percorrendo il letto del rio in secca per studiarne le pietre quando notò che una di esse, che giaceva proprio in mezzo al greto, aveva inciso sopra degli strani segni: erano stati chiaramente intagliati dall’uomo, non potevano essere di origine naturale quelle particolari incisioni che sembravano somigliare a due dischi di differenti dimensioni scavati sulla superficie del masso. Partì una segnalazione ai musei di Reggio Emilia e cominciarono i sopralluoghi, ma la pietra conservava intatti i suoi segreti: si trattava di una lavorazione di epoca romana? Di epoca medioevale? Celtica o addirittura preistorica? E cosa ci faceva nel bel mezzo del greto di un torrente senza alcun contesto abitativo leggibile nei dintorni? Era stato intagliato per rimanere lì o vi era stato gettato in un’epoca imprecisata?

Tutti interrogativi che non trovarono risposte: è infatti piuttosto difficile far parlare le pietre, se non esiste alcun riscontro simile che possa darci anche un’ipotetica datazione, come è sembrato impossibile allora – e per tutti gli anni successivi – tentare il recupero di quello strano masso del peso stimato di qualche quintale che ha continuato a giacere indisturbato se non per uno sbadato addetto che, tra i tanti sassi presenti in quel punto, ha scelto proprio quello per verniciarci sopra l’indicazione di un sentiero del CAI.

Un aiuto insperato arrivò invece nel numero 18 dell’Aprile 2010 del mensile Fenix, Enigmi e Misteri della Storia e del Sacro dove, in un articolo firmato da Andrea Cogerino, è pubblicata la foto di una pietra ritrovata in Val di Susa tra le località di Borgone e San Didero che mostra una somiglianza davvero singolare con quella del Bercemme. L’autore la descrive come una pietra scolpita con due ruote sacre, che rappresenterebbero il sole e la luna, riferibili ad un antico culto solare di chiara origine preromana. Ma quali possono essere i collegamenti tra popolazioni che vivevano in Val di Susa e quelle che abitavano la valle del Bercemme? Una prima possibile risposta che solleva però tanti altri interrogativi….Per rispondere a questi e a tante altre domande l’Amministrazione Comunale di Quattro Castella, con il sostegno di un privato, nell’agosto scorso ha recuperato dal greto del torrente Bercemme il singolare manufatto e lo ha collocato nell’Eremo di Salvarano dove sarà presentato per la prima volta al pubblico sabato 22 ottobre.

Sarà forse questa l’occasione per cominciare a tracciare un antichissimo pezzo di storia del nostro territorio, che sembra troppo spesso fermarsi soltanto su Matilde di Canossa: ma quali misteri e quali arcani culti si nascondono dietro quella pietra? E’essa collegabile a quella strana collina a forma di piramide tronca che si vede se si percorre la strada che da Salvarano porta a Bergonzano prima della località di Calinzano a meno di un chilometro in linea d’aria da dove si trovava il masso? Sembra che il mistero, anziché svelarsi, tenda ad infittirsi…..

Ultimo commento

  • Concordo sulla singolarità della pietra. Ci sono andato due inverni fa accompagnato da un amico che conosceva il luogo. Il ghiaccio ricopriva il Bercemme e il luogo era ancora più misterioso. A me però la pietra piaceva dov’era. Il rio Bercemme ha una sua magia, e una pietra simile era proprio a casa sua.