HomePoliticaLa guerra bianca: dalla Dimora d’Abramo alla Tana di Caino

La guerra bianca: dalla Dimora d’Abramo alla Tana di Caino

i due

Don Dossetti col Vescovo Camisasca

La reazione a catena che (non) t’aspetti: le polemiche sull’affaire dei profughi di FestaReggio sta rimbalzando all’indietro all’origine di quei meccanismi culturali che fino a ieri hanno determinato le fortune di (parte) della società reggiana. Quella legata socio-politicamente al mondo cattolico ed ex democristiano.

Le coop bianche, riunite in Confcooperative hanno replicato alla Cisl, sindacato bianco, sulla gestione della Dimora d’Abramo. La Cisl chiedeva conto del “tesoro” della coop sociale, racimolato anche grazie al bando sull’immigrazione, ovvero un utile 2014 di 17omila euro poi ripartito tra i soci. Ma come gestite quei soldi pubblici, si chiedeva il sindacato e dova va a finire tutto quel ben di Dio (quantificabile in oltre 30mila euro al mese)?

Seccata la risposta (ex) Uniocoop: “accanimento inspiegabile per speculazione mediatica”. “Le procedure sono trasparenti, di affidamento di un servizio rispetto al quale esiste un corrispettivo che non è neppure oggetto di negoziazione tra le parti”.

Già numerose crepe “fraterne” si erano appunto verificate all’atto della votazione del bilancio della Dimora: mentre don Daniele Simonazzi e don Eugenio Morlini, in nome dell’ala più radicale e francescana della Chiesa reggiana votavano contro, don Giuseppe Dossetti votava a favore seppur richiedendo un nuovo confronto (che si terrà a settembre). E intanto gli utili venivano, come si dice in gergo, “ristornati”.

Ultimo commento

  • La Cisl risponde all’attacco di Confcooperative

    Speculazione mediatica? Accanimento inspiegabile? Vogliamo solo chiarezza, esercitando la nostra funzione di rappresentanza di soci-lavoratori e lavoratori.
    La Funzione Pubblica della Cisl, per voce del responsabile della cooperazione sociale all’interno della categoria, è intervenuta su temi di natura totalmente sindacale: la distribuzione della ricchezza che viene prodotta dal lavoro delle persone, sia che esse siano soci o dipendenti, e, perché no, a coloro che sono oggetto del core business dell’attività (i profughi), attraverso i servizi che vengono loro offerti.
    Non c’è alcun bisogno che spieghino al sindacato le regole della cooperazione: distribuzione degli utili ai soci, reinvestimento degli stessi, ecc,.. Se lo si vuole davvero, si trova il modo di ridistribuire la ricchezza secondo quei principi di solidarietà e mutualità fondanti la cooperazione: ridistribuzione degli utili ai soci, premi di produttività ai lavoratori che non sono soci, migliori servizi agli stranieri. Oppure, perché no, migliorando le condizioni di lavoro anche attraverso l’assunzione di altro personale.
    Il Sindacato, la Cisl, in tutto questo c’entra eccome: le domande poste sono, in questo senso, piuttosto chiare, e non hanno niente a che vedere con la partecipazione dei profughi alla festa del Pd.
    Nessun processo. Solo voglia di chiarezza. Si stanno ancora aspettando le risposte. E a quanto pare non sono domande che ha posto solo il sindacato.