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La coop sei ancora tu: faccia a faccia con Simona Caselli

1296845602610_0Non lo fa per denaro, cosa vuoi che siano mille euro netti in più al mese (accredito trimestrale peraltro) a fronte di tale impegno? La parmigiana Simona Caselli, 51 anni, laurea in economia, un passato e un presente nel settore finanza e credito, direttore commerciale del Ccfs, unica donna italiana oggi a capo di una Lega delle cooperative, Legacoop Reggio in questo caso, rivendica l’orgoglio di far parte, idealmente e professionalmente, di un’organizzazione che ha tenuto la rotta, nella tempesta della crisi, grazie ai propri valori originali. Basti pensare a un dato su tutti: a fronte di un calo occupazionale 2007-2011 (dato Censis) su scala nazionale, le coop (“bianche” e “rosse”) hanno goduto di un aumento dell’8%. Certo, prima del grande botto e dell’onda lunga del big bang 2008 ma anche dopo quella data i guai sono stati meno evidenti rispetto, per esempio, all’impresa classica.

Sorride alla scontata domanda sui privilegi fiscali del mondo che rappresenta. “Sono polemiche senza senso – risponde la presidente senza giri di parole – anche perché una fiscalità meno rigida sarebbe sugli utili…ricordiamo che il grosso dell’evasione è su Iva e contributi e da qui non si scappa. Insomma il sistema coop non paga meno degli altri”.

214 associate, 46mila dipendenti, 7 miliardi di fatturato (dati 2011, i bilanci 2012 non tutte le coop li hanno ancora presentati), il colosso reggiano cooperativo ha sì sbandato in curva nel settore edile (basti pensare a Orion, Coopsette, Cmr e Unieco) ma ha raddrizzato la carreggiata con altri settori, in primis l’alimentare con Cir, che hanno avuto risultati superiori alle attese. “Intanto Coopsette è tornata in bonis e a giorni anche Unieco concretizzerà un percorso positivo – dice ancora la Caselli. ma l’intero comparto non sarà mai più come prima. Rischiare di morire per crediti, quelli delle Pubbliche amministrazioni, invece che per debiti, è un paradosso italiano. L’ammontare complessivo del credito coop vantato è di 460 milioni di euro, di cui circa la metà sarebbe a vantaggio del settore dell’edilizia. Il tema forte di questi mesi è la difesa del lavoro ed anche nel nostro mondo si fa sentire la necessità di controlli maggiori di tutto il variegato comparto di quelle coop che non fanno parte delle organizzazioni e sono la maggioranza. Qui si annidano molte coop spurie o false del tutto che creano turbative di mercato e sfruttano i lavoratori specie quelli meno consapevoli”.

Insomma i dati parlerebbero chiaro e il modello coop, nelle parole della Caselli, sarebbe stato discriminante, in positivo, davanti alla sede_legacoopcrisi. Proprio il tracollo su scala globale renderebbe necessaria   l’esportazione di un’organizzazione che tutto sommato ha retto. E che, grazie agli anticorpi interni di sostegno formativo, creditizio e legale, trova in sé le forze di aggiornamento e recupero. In realtà la dimensione della cooperazione internazionale nel reggiano ma non solo, è sviluppata da decenni. Ed ha trovato nuovo impulso con l’attuale presidente che è anche appassionata viaggiatrice (col Nicaragua nel cuore).

E il futuro? Si uscirà dalla crisi? E quando? E come? Domande cui in molti cercano di dare risposte. Parziali nel migliore dei casi. Già i primi mesi del 2013 tradiscono un ulteriore calo del potere d’acquisto delle famiglie e ci si deve aspettare dunque un altro anno di enormi difficoltà. Aspettando eventuali provvedimenti del governo e magari un’aria generale più salubre, la presidente continua a ribadire che gli elementi fondanti delle coop sono ancora quelli più in grado di equilibrare da una parte le aperture della libera impresa, dall’altra le esigenze di soci e lavoratori e una distribuzione più equa delle risorse. “Voto capitario, porte aperte e indivisibilità del patrimonio – conclude Simona Caselli – sono ricchezze fondanti ma anche vincoli precisi. Che fanno la nostra diversità e aumentano le nostre difficoltà”.

Il mandato della Caselli scade nel febbraio 2015; entro quella data, ne è certa, avverrà la fusione coi cugini bianchi di Confcooperative. Una super coop in grado di reggere l’urto di qualsiasi concorrenza, in mezzo ai marosi di qualsiasi tempesta.

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