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La battaglia dei diritti
Gay sposati all’estero, storica sentenza del tribunale di Reggio

E’ una sentenza storica quella pronunciata dal Tribunale di Reggio per le coppie omosessuali. Una sentenza che rappresenta una pietra miliare in materia di diritti in quanto stabilisce che i gay sposati all’estero sono una famiglia a tutti gli effetti.

Il giudice Domenica Tanasi ha accolto il ricorso di una coppia omosessuale composta da un imprenditore quarantenne italiano e dal compagno uruguayano di 30 anni. I due si sono sposati a Palma di Maiorca, in Spagna, dove le nozze tra persone dello stesso sesso sono legali, ma una volta fatto ritorno in città hanno dovuto fare i conti con il no della Questura. Il questore Domenico Savi aveva obiettato che il coniuge straniero non aveva diritto a vivere in Italia in quanto proveniente da un Paese non appartenente all’Unione europea. In Italia, inoltre, il matrimonio gay non è riconosciuto. Dunque, per gli sposi nessun ricongiungimento familiare, quel principio che consente ai cittadini italiani, o agli stranieri che vivono in Italia con il permesso di soggiorno, di riunire il proprio nucleo affettivo.

La coppia ha così annunciato ricorso contro una decisione ritenuta discriminatoria e ne è nata una battaglia legale che si è conclusa con lo storico pronunciamento del tribunale, contro ogni pronostico. Nel ricorso, presentato dall’avvocato Giulia Perin e concordato con il direttivo Certi Diritti (associazione radicale impegnata nella promozione della libertà sessuale)  non si è chiesto il riconoscimento del matrimonio celebrato in Spagna ma solo del diritto alla vita familiare in Italia. La tesi difensiva ha fatto perno sulla recente sentenza n. 1328/2011 della Corte di Cassazione, che afferma da un lato la nozione di “coniuge” prevista dall’art. 2 d.lgs. n. 30/2007, che deve essere determinata alla luce dell’ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato stipulato, dall’altro, che lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale “familiare”, ai fini del diritto al soggiorno in Italia.

Un principio sancito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 2010, che riconosce “il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia” all’unione omosessuale “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”. “Il diritto all’unità della famiglia” si legge anche sul testo della sentenza “che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare (…) costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana”.

Il verdetto, quindi, è stato favorevole, la coppia puòconvivere in Italia. Un passo avanti significativo “per l’affermazione della non discriminazione delle coppie omosessuali” scrive in un comunicato l’associazione Certi Diritti.

Ultimi commenti

  • Scusate ma non ho capito bene cosa vuol dire “diritto alla vita familiare in Italia”..

    Cioè, in Italia ci sono già tante coppie che convivono, quali “diritti” hanno in più i due interessati dopo questa sentenza ?

  • Credo che il “diritto” in più consista nel fatto che uno dei due ha ricevuto il permesso di soggiorno in virtù della sua unione con l’altro, quindi, per la prima volta in modo ufficiale, viene riconosciuta una coppia gay come un vero e proprio nucleo familiare