HomeAttualitàIren: un utile del +11% mentre cala l’indebitamento

Iren: un utile del +11% mentre cala l’indebitamento

Il cda di Iren ha approvato i risultati al 30 settembre 20145. I ricavi consolidati dei primi nove mesi del 2015 si sono attestati a quota 2.218,9 milioni di euro, in crescita (+7,1%) rispetto ai 2.071,4 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, confermando il trend positivo già registrato a metà di quest’anno.

Il margine operativo lordo (Ebitda) è risultato pari a 497,6 milioni, in crescita del 2,7% rispetto ai 484,3 milioni dei primi nove mesi del 2014.

Il risultato operativo (Ebit) si è attestato invece a 252,8 milioni, in contrazione del 10,6% rispetto ai 282,7 milioni al 30 settembre 2014, principalmente a causa dei maggiori ammortamenti e alla discontinuità sugli accantonamenti a fondi rischi che nei primi nove mesi dello scorso anno si erano caratterizzati per il rilascio di una quota rilevante di fondi a seguito del venir meno del relativo rischio. Al netto di quest’ultimo elemento, la variazione del risultato operativo sarebbe stata positiva.

L’utile netto è risultato pari a 98,8 milioni, in crescita (+11,4%) rispetto agli 88,8 milioni registrati nei primi nove mesi del 2014. Su questo risultato hanno inciso positivamente una gestione finanziaria più favorevole, grazie principalmente alla riduzione del costo del debito, i migliori risultati delle società consolidate col metodo del patrimonio netto e il minor tax-rate legato alla dichiarazione di incostituzionalità della cosiddetta “Robin Hood tax” e alla deduzione del costo del lavoro dal calcolo dell’Irap.

L’indebitamento finanziario netto al 30 settembre 2015 si è fermato a 2.156 milioni, confermando la tendenza positiva già registrata nei primi due trimestri dell’anno e segnando un decremento di circa 130 milioni sul dato registrato alla fine del 2014 – grazie soprattutto ai risultati del periodo e a una migliore gestione del capitale circolante netto. Gli investimenti lordi realizzati nei primi nove mesi dell’anno sono stati pari a 161,9 milioni.

Il trimestre da poco concluso, ha dichiarato con soddisfazione il presidente Francesco Profumo, “conferma nella sostanza i risultati economici e finanziari molto positivi già registrati nei primi sei mesi del 2015. In questo anno abbiamo accelerato l’integrazione delle nostre società di provenienza e questo ha contribuito a creare condizioni economiche importanti”.

Per Profumo “è il primo passo per avere nell’arco del piano industriale un’azienda più agile e dinamica, un fornitore di servizi ai massimi livelli di efficienza, con una strategia ispirata alla sostenibilità ambientale e all’essere protagonisti attivi dell’innovazione e delle smart city”.

L’accelerazione, ha precisato l’amministratore delegato del gruppo Massimiliano Bianco, “ha riguardato anche il processo di ottimizzazione del profilo finanziario, che ha raggiunto alcune tappe fondamentali. La principale è stata l’ottenimento del rating “investment-grade” da parte dell’agenzia Fitch, che ha permesso al gruppo di affacciarsi sui mercati finanziari attraverso una recente emissione obbligazionaria”.

L’operazione, mirata al miglioramento strutturale del costo del capitale e all’allungamento della vita media del debito, “ha avuto grande successo (la domanda ha superato di circa sette volte l’offerta) a dimostrazione della fiducia che il mercato riserva alla società”.

Ultimi commenti

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    e ferve l’attesa per il commento colto di Fantuzzi….

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    E’ stata presentata la situazione del gruppo al 30 settembre: un trionfo, secondo il Presidente Profumo.
    Ma i dati non sono così entusiasmanti come parrebbe.
    E nascondono qualche aspetto controverso. Esaminiamoli.
    Il fatturato relativo a energia e gas, il cuore dell’attività, parrebbe effettivamente aver interrotto il drammatico crollo degli anni precedenti, che ha portato il gruppo a perdere in soli due anni più di un terzo dei volumi: resta la constatazione che il margine lordo percentuale, pur in recupero, è soltanto il 14% di quello totale, pur rappresentando il settore due terzi del fatturato, mentre quello relativo a generazione e teleriscaldamento si è ridotto addirittura di quasi il 70% rispetto all’anno precedente.
    Dati preoccupanti, se si considera che Iren ha da tempo in bilancio investimenti come la centrale di Turbigo e il rigassificatore OLT, il cui valore attuale è nettamente al di sotto di quello di carico.
    Come ammesso dallo stesso Profumo, i settori non a mercato ormai contribuiscono a più del 55% del margine lordo, a conferma del fallimento della politica di investimenti della gestione Viero.
    Quanto ai ricavi complessivi, riconfermo il principio che essi sono aumentati solo a causa dell’ingresso di Amiat nel gruppo, che peraltro ha riportato il credito nei confronti del Comune di Torino nuovamente oltre i 200 milioni: nonostante sia stata mascherata da prestito, si tratta sostanzialmente di una sofferenza difficilmente recuperabile per l’intero.
    Il risultato operativo netto, vero termometro della redditività d’impresa, si è peraltro contratto di oltre il 10%: pesano i maggiori ammortamenti dovuti anche al consolidamento di Amiat e le maggiori svalutazioni, anche di crediti non recuperabili.
    Inoltre, ribadisco anche questo, l’utile netto non è aumentato per effetto di migliori risultati, ma essenzialmente per la minore tassazione derivante dalla
    disapplicazione della cosiddetta Robin hood tax e per il crollo dei tassi di interesse sul mercato.
    Passiamo ora ai misteri, invero non banali.
    Perchè confrontare l’indebitamento complessivo al 30 settembre col dato al 31 dicembre 2014? Le dinamiche finanziarie risentono della stagionalità e possono essere lette meglio se confrontate allo stesso periodo.
    Perchè lo stato patrimoniale non viene più presentato nella forma classica a sezioni contrapposte, impedendo di ricavare gli indici di liquidità immediata e differita?
    Insomma, aumentano gli utili e i misteri.
    Ciò che è certo è il fatto che il gruppo si salverà soltanto per l’impegno costante di una compiacente classe politica, a partire dalla volontà di non cedere il servizio idrico.
    A nostre spese