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Iren, la lettera dei sindaci

L’appello chiama anche in causa gli amministratori locali e quindi ci sentiamo in dovere fare alcune considerazioni sul contenuto che, innanzi tutto, stupisce per la strumentalità dell’analisi. L’appello alle “radici”, ai “padri fondatori” e alla “vecchia Agac” sembra più destinato ad evocare conclusioni emotive piuttosto che ancorate alla oggettiva situazione reale. Sono questi tempi in cui le difficoltà, i pericoli, le tensioni di un quadro socio-economico drammaticamente mutato nel corso degli ultimi 24 mesi impongono oggettività e grande pragmatismo. Parimenti è completamente mutato lo scenario di riferimento: i processi che hanno portato alle liberalizzazioni del mercato hanno profondamente cambiato il sistema delle municipalizzate.

Entrando nel merito delle affrettate conclusioni dei firmatari va innanzitutto considerato che è vero che il titolo Iren ha ampiamente ceduto terreno rispetto agli originali valori di quotazione, ma risulta estremamente difficile, se non impossibile, individuare titoli quotati alla Borsa di Milano che non registrino sostanziose riduzioni di valore rispetto al 2008. E’ questo il frutto della violenza e profondità della crisi che si è abbattuta sul nostro paese, e non solo, e sulla quale è superfluo spendere ulteriori parole.

Ma è proprio partendo dall’analisi di uno scenario così negativo che emerge l’importanza della fusione che è stata realizzata e i risultati che il gruppo ha saputo conseguire appaiono ancor più rilevanti. Sin dalla sua quotazione Enìa, e successivamente Iren, hanno garantito un dividendo in costante crescita assicurando ai propri azionisti, sia pubblici che privati, un rendimento del capitale investito che ha sistematicamente posizionato Iren al primo o secondo posto nella graduatoria delle multiutility italiane in termini di rendimento.

Non sfuggirà certo agli estensori dell’appello, così attenti all’interesse pubblico, che ciò ha significato per i Comuni, anche reggiani, di poter disporre di risorse indispensabili per effettuare interventi e investimenti a favore delle comunità locali. Siamo davvero sicuri che una società unicamente interessata al profitto avrebbe agito in questo modo, o forse la proprietà pubblica ha giocato qualche ruolo? Per quanto riguarda l’indebitamento si osserva che esso è assolutamente sostenibile in rapporto ai margini generati dalle attività del gruppo e assolutamente coerente con la dimensione e la durata degli investimenti richiesti da chi opera in questo settore.

Costruire un impianto di smaltimento o gestione rifiuti, ad esempio, implica investire decine di milioni di euro per 2-3 anni prima che questo entri in funzione e inizi a generare entrate. A questo riguardo gli azionisti pubblici reggiani seguono con molta attenzione la fase conclusiva, che peraltro avverrà entro l’anno, dei 3 principali progetti che il gruppo Iren sta realizzando: il termovalorizzatore di Parma, il rigassificatore di Livorno e la centrale di cogenerazione di Torino Nord. Impianti che hanno significato per Iren un impegno di 900 milioni di euro.

E sul fronte degli investimenti è opportuno guardare in modo obiettivo anche a quelli effettuati dal gruppo Iren in infrastrutture e servizi per il territorio: 536 milioni di euro nel 2010 e 454 milioni di euro nel 2009 per migliorare le reti e gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione, per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, per l’efficienza delle reti gas, per la gestione e lo sviluppo del teleriscaldamento. Difficile considerarlo un dato di poco rilievo. Quante altre aziende producono una tale ricaduta di investimenti sul territorio?

Una mole di lavori e attività che significa anche lavoro per tante aziende che operano a livello territoriale, basti considerare che il 60% dei fornitori del gruppo Iren sono nelle realtà locali di riferimento. Un legame con il territorio che deve continuare ad esserci, possibilmente rafforzarsi. E come non parlare delle 35 cooperative sociali che svolgono attività per conto del gruppo Iren e che annualmente possono contare su introiti che si attestano intorno ai 37 milioni di euro? Senza dimenticare gli oltre 4.500 lavoratori del gruppo Iren che possono contare su una stabilità di rapporto lavorativo.

I sindaci reggiani che si sono succeduti in tutti questi anni e che hanno voluto prima la quotazione di Enìa e poi la nascita di Iren non hanno tradito “lo spirito dei padri”, al contrario ne hanno garantito la sopravvivenza, adeguando di volta in volta l’azienda che lo interpreta allo spirito dei tempi, al contesto competitivo, alle nuove legislazioni in materia, alle richieste dei consumatori.

L’Agac che abbiamo conosciuto non potrebbe più esistere o per lo meno non potrebbe svolgere più un ruolo simile a quello che abbiamo conosciuto se non ci fosse stata la capacità della classe politica reggiana di affrontare con coraggio il tema della crescita dimensionale e della progressiva imprenditorialità, mantenendo nel contempo una salda governance in mano agli enti locali e un rapporto con il territorio; e siamo certi che nessuno, nemmeno la presidente della Provincia Sonia Masini, possa contestare il fatto che gli ex soci Agac ed ex soci Enìa rivestano un ruolo da protagonisti nelle scelte di un’azienda che vogliamo impegnata nella tutela degli interessi del territorio e delle nostre comunità, ma che al contempo guardi ben oltre il territorio emiliano per assumere, come abbiamo visto di recente, anche un ruolo a livello nazionale.

Noi amministratori locali siamo consapevoli della grande ricchezza ricevuta in eredità e costruita nel corso dei decenni. Ma guardare solo al passato sarebbe il modo peggiore per gestirla, riconsegnandoci a un ruolo completamente marginale e subalterno all’interno della complessa partita sulla gestione dei servizi e dell’energia, già da tempo iniziata. Abbiamo tutti i requisiti per vincere questa partita, per la nostra storia, per i nostri valori ma soprattutto per i progetti che abbiamo per il futuro. Ma una condizione è indispensabile per raggiungere questo obiettivo: l’unità, la coesione e la collaborazione tra tutte le forze istituzionali, economiche e sociali di Reggio Emilia.

I sindaci capidistretto della provincia di Reggio Emilia Alessio Mammi (Scandiano), Marzio Iotti (Correggio), Paolo Colli (Montecchio), Giorgio Benaglia (Guastalla) e Marconi Gianluca (Castelnovo ne’ Monti) e il primo cittadino del capoluogo di provincia Graziano Delrio

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