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Iren, la Caporetto silenziosa della Parma grillina

Iren, la Caporetto silenziosa della Parma grillinaPeggio di così non poteva andare. Almeno dal punto di vista politico, la riforma della governance di Iren è stata una vera e propria Caporetto per Parma e per il sindaco grillino Federico Pizzarotti. E’ vero che il primo cittadino al termine del giro di giostra ha ricevuto un contentino – la nomina nel comitato esecutivo dell’Anci per interecessione di Delrio – ma dal punto di vista politico la sconfitta è su tutta la linea. Per il momento tutto è passato sotto silenzio o quasi e Pizzarotti non ha ancora pagato lo scotto (la vera spina nel fianco dell’amministrazione fino ad ora è stata l’inceneritore), ma ciò che è avvenuto dietro le quinte sta cominciando a filtrare.

Non solo Pizzarotti non ha esercitato il diritto di veto sulla nuova governance, ma le garanzie che gli erano state fornite dai principali azionisti sono state disattese all’indomani dell’assemblea di giovedì. Il sindaco, infatti, in cambio dell’assenso al nuovo assetto societario aveva chiesto che gli altri soci emiliani in sede di sub-patto e quelli di Fsu (Genova e Torino) sottoscrivessero una side letter, una lettera di intenti in cui si garantisse a Parma il diritto di esprimere una figura con deleghe operative. L’accordo sarebbe stato sul direttore generale, che nella nuova governance non avrà più un ruolo apicale come in passato ma avrà comunque deleghe operative.

Dopo l’assenso di massima nei giorni scorsi, pare che i soci dopo il voto in assemblea si siano rimangiati la parola. Il risultato è che Pizzarotti si è ritrovato con un pugno di mosche, praticamente tagliato fuori dalla governance di Iren, dal momento che non ci sarà più nemmeno il vicepresidente Lorenzo Bagnacani, voluto dal sindaco grillino. Ma il mandato del consiglio comunale era ben diverso. In una nota del gruppo consigliare datata 12 maggio si legge: “Noi potevamo scegliere se tentare di bloccare questo riassetto societario votando contro sia in Consiglio che quindi in sede di sub-patto, senza margine di trattativa, come probabilmente avremmo fatto fossimo stati all’opposizione. Oppure potevamo scegliere di ragionare da governo di una città, dare un mandato al Sindaco di andare in sede di sub-patto a collaborare per la costruzione della nuova governance a condizione che venga tutelato il Comune di Parma come rappresentanza all’interno degli organi societari. Così abbiamo fatto. Fino ad oggi potevamo nominare il VicePresidente, una figura di garanzia, ma senza deleghe, quindi scarsa operatività ed influenza nelle scelte strategiche. Crediamo invece che questo momento di cambiamento degli organi societari sia l’occasione per migliorare le possibilità di incisione all’interno di Iren per il nostro Comune per tutelare maggiormente il volere dei cittadini. Siamo certi che il Sindaco avrà la forza di far rispettare fino in fondo il mandato che, attraverso il voto sull’ordine del giorno, il Consiglio Comunale gli ha consegnato all’unanimità”.

La realtà è che è avvenuto l’esatto contrario rispetto allo scenario auspicato dalla maggioranza consigliare. Eppure Pizzarotti si dice soddisfatto dall’esito dell’assemblea: “Al termine dell’assemblea dei soci di ieri pomeriggio – si legge in una nota del Comune – e da accordi presi con i sindaci dei comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia e Piacenza, la politica di razionalizzazione dei costi ha così portato a importanti risultati: la riduzione complessiva degli stipendi  di presidente, ad, direttore generale, cda e comitati interni è infatti scesa del 32%, passando da 845 mila euro lordi a circa 570 mila (significativamente meno rispetto ai compensi medi di altre multiutility di pari dimensioni e attività). Si è posto anche un freno ai doppi stipendi attraverso il principio della onnicomprensività, che vuol dire limite di un solo stipendio per le figure che all’interno del Gruppo ricoprono più cariche”.

Giuseppe Manzotti

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