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Iren, i sindaci spiegano la rivolta contro l’uomo di Delrio

Ettore Rocchi

Ettore Rocchi

E’ stato affidato a quattro sindaci – Andrea Tagliavini (Quattro Castella), Sandro Govi (Busana), Mauro Bigi (Vezzano) e Marcello Moretti (Sant’Ilario) – il compito di spiegare le ragioni del no alla riconferma di Ettore Rocchi, l’uomo voluto da Delrio nel board di Iren.

I sindaci affermano di non avere voluto esprimere bocciature o fare battaglie di cordata ma di avere difeso un principio.

“Quando abbiamo discusso nei consigli comunali la riorganizzazione di Iren, – scrivono – abbiamo infatti parlato di cambiamento della governance  e di una nuova stagione dopo la fase di fusione, ascoltando i consiglieri dei vari territori. Ci sembrava naturale  che a quel cambiamento si dovesse accompagnare un cambiamento anche delle figure che poi dovranno interpretare questa nuova stagione, confrontandosi molto più strettamente con i territori sulle strategie in ambito idrico, rifiuti e energia. Nomi alternativi di indubbio valore sarebbe stato possibile trovarli nel mondo dell’economia e delle professioni reggiane. Inoltre da Agac a Iren, nel sub patto Reggiano ha sempre prevalso la condivisione territoriale delle scelte, più che  il peso azionario (che si esprime invece nell’assemblea dei soci dove contano le quote). Altrimenti è inutile per tutti farvi parte, visto che il comune capoluogo detiene il 54 % delle quote”.

“La ricerca di posizioni più condivise, – continuano i sindaci – spetta proprio ai comuni con maggiori quote, è un principio che in conclusione di assemblea abbiamo chiesto di recuperare poiché la coesione è fondamentale affinché il territorio reggiano nella sua interezza possa contare nella multiutility. Infatti, non vi sarebbe stata modifica statutaria e organizzativa e riduzione dei costi e dei posti dei vertici se il territorio reggiano non avesse unitariamente posto questi temi nella scorsa assemblea Iren, perdendo allora (voto contrario di Genova e Torino) ma vincendo oggi. Analogamente nel sub patto il voto di bel 21 comuni sta a significare che le decisioni vanno maggiormente condivise tra comuni grandi e comuni piccoli, visto che il territorio è unico, i problemi sono comuni e le risposte da dare ai cittadini anche”.

“Solo un territorio unito può competere, con idee e proposte innovative e di cambiamento” concludono i sindaci.

 

 

 

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