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Iren e gli appalti che scottano

La discarica di Poiatica

I lavori per la discarica di Poiatica di Carpineti appaltati da Iren alla ditta R.A.M.M. di Pianiga (Venezia) con ribasso del 34%. Ma il proprietario e amministratore unico dell’azienda è stato raggiunto nel 2006 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. L’imprenditore, secondo la Direzione distrettuale antimafia, avrebbe avuto rapporti con la ‘ndrangheta e la camorra che da anni avrebbero stretto un’alleanza per la spartizione dei lavori e della fornitura dei servizi pubblici relativi allo smaltimento di rifiuti e alla gestione di discariche. Il caso denunciato dal Movimento 5 Stelle.

I dettagli della gara sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 6 aprile 2012: Iren Ambiente Spa per conto di Iren Spa ha affidato un appalto per “servizi di interramento sanitario dei rifiuti e opere di manutenzione presso la Discarica di Poiatica in Comune di Carpineti” e “servizi di smaltimento dei rifiuti solidi e delle acque reflue, servizi igienico-sanitarComei e simili”. L’appalto, dal valore triennale ed inizialmente stimato in 2.376 336,80 euro (2,37 milioni di euro) è stato aggiudicato alla ditta R.A.M.M Srl di Pianiga con notevole ribasso d’asta del 34%, per un valore finale di 1 562 204,55 euro (1,56 milioni di euro) che a sua volta potrà subappaltarlo. In totale sono state quattro le ditte che hanno partecipato a questa gara. L’appalto vinto dalla RAMM Srl, riporta la Gazzetta Ufficiale Europea, riguarda nei dettagli ” l’esecuzione di tutti i servizi, le opere e le forniture necessarie per l’interramento sanitario dei rifiuti e le opere di manutenzione presso la discarica di Poiatica.

La ditta R.A.M.M. srl, il cui amministratore unico è l’imprenditore veneto Sandro Rossato, è totalmente controllata dalla Rossato Fortunato srl, controllata da Rossato e famiglia.

Il 21 febbraio 2006 Rossato è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma dell Gip di Reggio Calabria. Pesantissime le accuse per l’imprenditore che, secondo gli inquirenti, insieme ad altri indagati “si avvaleva della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che derivava dalla loro appartenenza alla consorteria mafiosa di Libri Domenico allo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti di estorsione , corruzione , turbativa di pubblici incanti e truffa ai danni di enti pubblici appaltanti e di imprese private “.

Gli inquirenti parlano di legami con le cosche calabresi al centro delle indagini: “associazione per delinquere di stampo mafioso denominata cosca Libri , alleata storicamente alle cosche Tegano e De Stefano. Associazione la quale si avvaleva della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva allo scopo di commettere delitti in tema di traffico di sostanze stupefacenti e di armi; delitti in danno delle persone, delitti di estorsione a carico degli imprenditori ed appaltatori nel territorio di competenza ai quali richiedeva il 5% del valore complessivo dei lavori da corrispondersi per metà all’ inizio dei lavori e per l’ altra metà prima della fine degli stessi, delitti di turbativa di pubblici incanti e truffa ai danni di enti pubblici appaltanti e di imprese private ed allo scopo di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo delle attività economiche ed imprenditoriali nonché di acquisire in particolare il controllo degli appalti pubblici nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tutto il territorio regionale”.

Ma non è tutto: un altro appalto, che riguarda la gestione della raccolta differenziata in mezza provincia, è stato assegnato il 6 marzo 2012 alla Tradeco srl di Altamura, ma il 28 febbraio 2012 il Secolo XIX dava notizia di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia ligure e della Procura di Bari per un appalto vinto ad Imperia.

“La domanda se siano stati eseguiti adeguati controlli nell’assegnazione dell’appalto da parte di Iren – scrivono il capogruppo comunale del Movimento 5 Stelle Matteo Olivieri e il capogruppo in Consiglio regionale Giovanni Favia – è non solo d’obbligo, ma necessita una risposta celere e senza tanti giri di parole. Per questo presenteremo un’interrogazione in Consiglio comunale a Reggio Emilia in merito a questa vicenda. Crediamo inoltre che anche la Regione Emilia Romagna, che di recente ha approvato una normativa atta a prevenire la presenza mafiosa nella nostra economia, debba analizzare la questione per comprendere se gli strumenti a disposizione sono sufficienti”.

Non è la prima volta che ci sono ombre e sospetti sulle ditte che si occupano dello smaltimento rifiuti per conto di Iren. Recente è il caso di Michele Colacino, 37 anni, imprenditore nel settore degli autotrasporti e in particolare nella gestione dei rifiuti per conto di Iren. Colacino, che tra il 2010 e il 2011 ha subito due roghi d’auto, è stato colpito da una interdittiva antimafia emessa da prefetto Antonella De Miro. A richiedere una verifica della prefettura era stata la stessa Iren alla scadenza del contratto. L’azienda aveva infatti appaltato la movimentazione rifiuti alla cooperativa Transcoop che a sua volta aveva subappaltato ad una decina di ditte.

La replica di Iren: controlli puntuali

“Le società del Gruppo Iren – si legge in una nota dell’azienda – hanno sempre effettuato, ed effettuano, puntuali ed accurati controlli, anche sulla limpidezza delle proprie aziende fornitrici, nel rispetto di tutte le regole previste dalle normative in materia di appalti e delle procedure dei Protocolli sottoscritti con le Prefetture di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Ciò vale anche per gli appalti affidati per la raccolta differenziata e per la manutenzione della discarica di Poiatica. Quando da tali controlli pervengono da parte delle Autorità competenti segnalazioni di situazioni critiche, le società del Gruppo Iren procedono immediatamente all’estromissione dei fornitori “segnalati” come previsto dalla Legge. Ma non ci fermiamo qui, la nostra storia è limpida ed è per questo che il nostro orientamento è quello di estromettere i fornitori anche qualora pervengano “segnalazioni atipiche” da parte delle Prefetture, vale a dire segnalazioni che di per sé non vincolerebbero alla scelta dell’allontanamento del fornitore. Ci muoviamo in questa direzione proprio con l’obiettivo di rendere il livello di controllo nei nostri appalti ancor più stringente, anche accollandoci il rischio – come è già accaduto – di vedere rigettate le nostre ragioni dai Tribunali Amministrativi Regionali. E’ evidente – e chi gestisce aziende o amministra Enti Locali dovrebbe saperlo – che il nostro impegno, i nostri controlli e le nostre verifiche non possono essere discrezionali e possono avvenire soltanto all’interno di quanto stabilito dalle procedure di Legge, e comunque con tutta l’attenzione di un’Azienda che partecipa all’impegno messo in campo dalle Autorità e dalle Amministrazioni Pubbliche. Intendiamo continuare ad orientare il nostro operato e a garantire la nostra collaborazione a tutti i soggetti che operano per il pieno rispetto delle regole e della legalità. Sempre per fornire una corretta informazione ai cittadini, ci preme precisare che la società Piana Ambiente – costituita nell’anno 2000 dall’allora Agac insieme a 34 Comuni locali per effettuare i servizi di igiene ambientale nella piana di Gioia Tauro – è tutt’oggi partecipata al 25% da Iren Emilia. Tale partecipazione è stata mantenuta, nonostante la situazione debitoria dei Comuni nei confronti della società, proprio con l’obiettivo di garantire, come auspicato dalla locale Prefettura, una presenza industriale considerata sana e affidabile, in attesa che la società possa essere messa in liquidazione”.

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