HomeEconomiaIncubo debitiIren presenta il piano industriale ma in borsa perde terreno

Incubo debiti
Iren presenta il piano industriale
ma in borsa perde terreno

Riduzione del debito al di soto dei 2 miliardi e crescita annua del 3,2%. Sono questi i principali obiettivi del piano industriale al 2015 presentato oggi da Iren che punta inoltre a raggiungere un margine operativo lordo di circa 670 milioni e prevede investimenti per circa 800 milioni. Il piano non ha convinto però gli investitori: il titolo in borsa ha ceduto 2,64% a 0,553 euro.

Nel periodo 2013-2015 il gruppo intende “consolidare e rafforzare la propria posizione nei settori ambiente, ciclo idrico integrato e teleriscaldamento, per linee di crescita sia interna che esterne, con particolare focalizzazione nei territori di riferimento”. Il gruppo Iren punta inoltre al “rafforzamento della solidità finanziaria che avverrà principalmente attraverso la generazione di cassa e la riduzione del capitale circolante”. La società punta anche alla riduzione del livello di indebitamento tramite il contenimento degli investimenti, le dismissioni di asset non-core e la riduzione del capitale circolante.

Sempre oggi il cda ha nominato Lorenzo Bagnacani nuovo consigliere e vice presidente della multiutility in sostituzione di Luigi Giuseppe Villani, che si era dimesso lo scorso 19 gennaio dopo essere stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Parma Public Money. Bagnacani è stato indicato dal comune di Parma, come previsto nei patti parasociali.

Il nuovo piano industriale, secondo quanto riferito a Radiocor dal presidente Bazzano, pone fine anche all’idea di una grande multiutility del Nord: “. “Il nostro pensiero sul risiko tra ex municipalizzate è il seguente: senza escludere eventuali opportunità di fusioni tra quotate, è più logico lavorare sulle singole linee di business, come l’acqua, l’ambiente o la generazione, che attraverso partnership o integrazioni possono ottenere sinergie”. Bazzano ha anche commentato l’uscita di Iren da Edipower, la ex genco controllata da A2A in cui il gruppo energetico deteneva il 21%:”. “E’ un equivoco che Edipower potesse essere la culla di questo progetto, è una generation company e non ha caratteristiche per includere altre attivià. Edipower non è nelle condizioni migliori in questo frangente di mercato, per di più l’incidenza nostra era limitata e volevamo ottimizzare la nostra partecipazione. – ha sottolineato – Dunque l’esercizio della put, che ci ha permesso di ottenere due impianti efficienti come Turbigo e Tusciano è stata una mossa giusta”.

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