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In ricordo del generale Luigi Reverberi

Enzo Fabbri

Ogni anno, in questi giorni, viene solennemente ricordato a Montecchio Emilia e a Cavriago il Generale Luigi Reverberi. Nato a Cavriago il 12.09.1892, morto a Milano il 22.06.1954. Oltre a numerosi riconoscimenti ricevette la medaglia d’oro al valor militare. Fu ufficiale alpino dal 1913 studiando all’accademia militare di Modena e restò nell’esercito fino al 1946 alla fine della seconda guerra mondiale. Il suo nome è ricordato per numerosi atti di eroismo durante le due guerre mondiali ma è specialmente legato alla Russia. Quando era maggiore dell’esercito fu soprannominato dai suoi uomini “Gassosa” per il carattere gioviale ed effervescente che sempre esternava nei confronti dei subalterni. Promosso generale, il soprannome divenne “Generale 10 lire” per l’abitudine di dare al capoposto, dopo la rassegna, 10 lire affinché i soldati brindassero alla sua salute. Nel 1942 al comando della divisione Tridentina fu inviato sul fronte russo a presidio del fiume Don. Durante la tremenda ritirata nell’inverno russo, si svolse la battaglia di Nikolaevka che permise all’esercito italiano, o a quello che ne rimaneva, di sfondate l’accerchiamento e riportare in patria 30.000 soldati assiderati ed affamati. Le divisioni alpine Tridentina, Julia e Cuneese furono abbandonate dagli alleati tedeschi in retroguardia e accerchiate e sterminate, come accadde alla Julia. L’eroismo del generale Reverberi si palesò durante la ritirata dal fiume Don, quando per giorni e notti, a piedi con 40 gradi sottozero si dovette marciare e combattere all’estremo delle forze e tenuti assieme dall’incoraggiamento costante di Reverberi e dai suoi ufficiali e dalla tempra degli uomini della divisione Tridentina. Intanto la divisione Julia e altre erano state completamente distrutte ed i pochi soldati sbandati si aggregarono alla Tridentina, unica divisione ancora efficiente ed armata e con gli ufficiali tenacemente al comando. Dopo parecchi giorni di marcia ed i soldati distrutti dalla fatica e dalla fame, con pochi automezzi per i feriti e solo i muli per il carico delle armi pesanti, il generale Reverberi rivolse alle truppe un discorso epico: “Siamo ormai giunti a pochi giorni di marcia dai nostri treni che ci riporteranno in patria, c’è rimasta un’ultima battaglia nella città di Nicolaevka, poi c’è l’Italia; Tridentina avanti!”.

Dopo il discorso rifiutò di salire su un aereo cicogna che raccoglieva gli alti ufficiali e fece salire al suo posto un colonnello del suo comando ferito grave. Salì poi sulla torretta dell’unico carro armato rimasto e lanciò l’attacco definitivo riuscendo a rompere l’accerchiamento della linea difensiva russa; salvò così migliaia di soldati. Era il 26 gennaio 1943. L’otto settembre fu arrestato a Bressanone dai tedeschi che lo deportarono in Germania; liberato collaborò con la resistenza francese ed infine fu imprigionato dai russi per il suo passato sul Don. Alla fine della guerra passò numerose traversie politiche per il suo passato militare nella Repubblica di Salò ma egli non rinnegò mai la divisa ed il giuramento che aveva fatto di difendere l’Italia. Dopo la guerra si adoperò per costituire l’associazione nazionale alpini. A Cavriago, suo paese natale, gli è stato dedicato un monumento; a a Bressanone è intitolato a lui il palazzo della brigata tridentina. Ogni anno, a fine gennaio, inizio febbraio viene ricordata dagli alpini questa data (26 gennaio 1943) onorando il generale a Montecchio Emilia, paese della famiglia e nel quale visse gli anni della sua gioventù e a Cavriago in piazza Zanti dove nacque. Quest’anno la celebrazione si è svolta il 5 febbraio e così come sempre negli ultimi anni le strade ed il monumento erano imbiancati di candida neve a ricordo dei numerosi militari italiani caduti nella steppa della Russia.

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