HomeCulturaIl senso di Lindo per l’onda giusta: reunion al Gerra degli ex Cccp

Il senso di Lindo per l’onda giusta: reunion al Gerra degli ex Cccp

non tornerò mai dov’ero già
non tornerò mai a prima mai

(Giovanni Lindo Ferretti)

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La reunion del Gerra

A seguire le cronache giornalistiche “fedelissime alla linea” sulla reunion “storica” dei fondatori dei CCCP Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti, l’altro giorno allo spazio Gerra per Fotografia europea si sarebbe svolto un tradizionale ritrovo degli attempati membri di un famoso gruppo di rock star sulla strada ormai di una serena vecchiaia dopo le intemperanze politiche di gioventù, dettate allora più che altro da esuberanza ormonale. Il silenziatore, pardon moderatore del pacifico ritrovarsi tra amiconi, si è ben guardato dal porre qualsiasi tipo di domanda vagamente scomoda sulla rottura senza ritorno consumatasi tra i due all’indomani dello scioglimento dei Csi, il gruppo sorto sulle ceneri dei CCCP. Non una mezza parola, forse per non rovinare il sotteso contesto dell’evento culturale, la promozione di un libro e della ristampa del singolo in vinile “Annarella”. La divinizzazione delle rock star, ovvero l’idolatria consumatasi in quel contesto, rappresentava l’esatto contrario dei motivi fondanti 30 anni fa i CCCP stessi: l’abbattimento dello star-system e del relativo sfruttamento commerciale della musica pop da parte delle multinazionali del disco. Come loro stessi proclamavano ai fan in delirio di un tempo. Se avvenimento “storico” si è allora consumato allo spazio Gerra, non si è trattato del ripreso interloquire tra due persone che probabilmente non si salutavano da decenni ma del dissolvimento simbolico e metastorico, potremmo dire questa volta davvero antologico-ontologico, dei CCCP. Sempre di fronte ai fan in nostalgico deliquio. mastro Lindo

D’altronde il Ferretti fulminato dieci anni fa sulla via del Cerreto da un Graziano Delrio in rapida ascesa, da tempo si cimentava nel tentativo di distruzione orale di quella esperienza, prendendone le distanze anche fisicamente. Menando come una mantra l’adagio “sono sempre stato fedele alla linea perché la linea non c’era”. Servito in un cocktail dagli indefinibili ingredienti da far bere ai commensali di turno, ammaliandoli così sull’indiscutibile coerenza del suo pensare, decidere, scegliere, agire. La mancanza di linea dei CCCP rappresenta invece un vero e proprio falso storico. I CCCP la linea l’avevano eccome (chiara e sbandierata): facevano “poetica della politica”, più che politica, ma erano un gruppo punk filosovietico di estrema sinistra, perfettamente dentro, o a latere, una vicenda molto più grande, quella dei movimenti culturali e politici sorti in Italia e in Europa nell’alveo della sinistra tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80.

Lindo Halloween

Recente immagine di Ferretti in funzione anti Halloween

Sia altrettanto chiaro: Ferretti ha tutti i diritti ad abiurare il passato, diventare poi con triplo salto carpiato ultracattolico ratzingeriano, sventolare la bandiera israeliana (lui che cantava “Punk Islam”), poi dichiararsi leghista e tenere bordone a Giuliano Ferrara, quindi fare un piccola retromarcia confessionale e aprirsi ad una teologia meno dogmatica col nuovo Papa Francesco, poi ancora, sull’onda del renzismo affermare che “forse voterà Pd”. E magari esserne del tutto convinto. Ma, specie per un fedelissimo alla linea come lui (perché no, cangiante) l’ottavo comandamento va ampiamente rispettato. E presentare l’esperienza dei CCCP come quella di un gruppetto di esuberanti ragazzotti convinti dalla moda di allora a fare i punk nonostante non ne avessero o quasi alcuna intenzione, potrebbe suonare come una “mezza” bugia.

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Fan di Ferretti in confusione per i ripetuti cambiamenti del maestro

Il vero trionfatore, per così dire in questa vicenda di gradazioni di confino, è stato invece Massimo Zamboni, il vero esiliato dal sistema musicale e che fu l’ideologo dei CCCP. Colui che sul piano mediatico e professionale uscì davvero con le ossa rotte dalla fine dei CCCP prima e dei CSI dopo. Costretto dal mondo discografico, che ha preferito continuare a omaggiare il guru Ferretti, a una sorta di damnatio memoriae artistica, sulla quale peraltro lo stesso Zamboni ha scritto musiche e testi, nella sua successiva carriera solista di notevole spessore. Zamboni, al termine di una lunga e in gran parte solitaria camminata nel deserto, ha per così dire “salvato” la memoria e l’onore della storia di quei due gruppi, prima organizzando un importante concerto a Reggio Emilia nell’estate 2012 che ha richiamato 5.000 fan vecchi e nuovi, poi ricostituendo gli ex-CSI, senza Ferretti e con Angela Baraldi, che sono tornati a esibirsi in vari concerti.

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Lindo Ferretti con Giuliano Ferrara

Giovanni Lindo Ferretti, rifulminato forse sull’ennesimo viottolo di montagna senza mai però cadere da cavallo come già Paolo di Tarso, ha fiutato lo spirare dell’ultimo vento, asceta sì ma con un olfatto da cane da trifola. Ed è tornato a risedersi in pubblico, grazie o a causa di Zamboni, con i suoi vecchi “compagni” rinnegati. Ferretti, in questi anni delriani, ha proseguito la sua vicenda culturale soprattutto per essere entrato nelle grazie amministrative della giunta. Sono note l’amicizia e la stima che per esempio Mimmo Spadoni nutre (ricambiato) nei confronti del cenobita dell’Appennino tosco-emiliano. A Ferretti, cui auguriamo ancor più brillante e lunga carriera e chissà quante e quali altri rifulminazioni, riconversioni e fedeltà alle linea, e a cui riconosciamo notevoli talenti, chiediamo però di evitare che il suo mito (a rischio logorio) venga perpetuato col contributo dei cittadini reggiani. Che in questi anni l’hanno tenuto in artistica vita tra una saga e l’altra, tra uno spettacolo equino e montano e l’altro (transumante e no), con sonanti e pubblici contributi. Anche se le sue non saranno mutazioni ma transustanziazioni; e proprio per questo non devono essere involgarite da trenta, squallidi denari. Giovanni Lindor

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