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Il peso dei debiti
Salta l’alleanza con A2A,
Iren verso l’addio a Edipower

E’ durata poco più di 5 mesi l’alleanza di Iren con A2A, l’utility controllata dai comuni di Milano e Brescia. Questa mattina a Reggio si è infatti riunito un nuovo Cda in via Nubi di Magellano per discutere la proposta di uscita dell’azienda da Edipower, il colosso dell’energia passato sotto il controllo di una cordata, la holding Delmi – partecipata da Iren al 26% – in seguito all’accordo con lo Stato francese per la spartizione di Edison. Sembra così sfumare il progetto sponsorizzato dal ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera: alla fine il peso dei debiti (2,7 miliardi per Iren, quasi 5 miliardi per A2A includendo Edipower) ha prevalso, imponendo di rivedere l’agenda delle priorità. L’uscita da Edipower sarà ratificata solo in novembre ma ci sarebbe già l’ok sia del management che degli azionisti.  Iren avrà come contropartita le centrali di Tusciano (idroelettrica) e di Turbigo (termoelettrica), che corrispondono grosso modo a un controvalore di 300 milioni di euro. In questo modo Iren non dovrà più  più fare fronte all’attuale contratto di tolling legato al ritiro dell’energia, giudicato troppo oneroso in una fase in cui il mercato è in calo e le previsioni non sono per nulla rosee.

E’ possibile che le strade di Iren e A2A tornino a incrociarsi in futuro, ma il sogno di realizzare un grande polo energetico del nord coltivato dal sindaco di Torino Piero Fassino e sostenuto dallo scomparso presidente dell’utility lombarda Giuliano Zuccoli, ha subito una pesante battuta di arresto.

Ma al centro dei lavori del cda c’è anche il piano industriale e il riassetto della governance, due punti su cui nelle settimane scorse non sono mancati scontri tra i sindaci dei comuni azionisti. Sarebbe stata confermata l’eliminazione della figura del direttore generale, le cui mansioni verrebbero redistribuite tra presidente, vicepresidente e amministratore delegato, e del Comitato Esecutivo. Confermata anche la riduzione dei membri del consiglio a otto, dagli attuali 13. Secondo una fonte citata da Mf-Dow Jones news cinque consiglieri verranno espressi da Finanziaria Sviluppo Utilities (Fsu, ovvero la scatola attraverso cui i comuni di Genova e Torino controllano una quota del 35,964% del capitale di Iren) e due dai comuni emiliani. L’ultimo consigliere sarà invece indipendente.

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