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Il nodo di Parma
Iren, l’inceneritore che non parte e gli investitori in fuga

Il rischio concreto è che il nuovo inceneritore di Parma diventi nient’altro che un ecomostro a fianco dell autostrada, il triste monumento ad un modello di sviluppo fallito per sempre. Davvero la situazione è giunta ad un livello tale che non c’è più alcuna certezza e non si può ipotizzare scenario peggiore per gli investitori. Mentre è in corso un braccio di ferro per la nuova governance di Iren, con il sindaco Federico Pizzarotti solo contro tutti, il Fatto Quotidiano pubblica un documento “strettamente riservato e confidenziale” indirizzato a Iren Spa che porta la firma di Vito Gamberale amministratore delegato di F2i, il fondo controllato da Cassa e Depositi e Prestiti. Fondo che sarebbe pronto ad acquisire il 49% di Iren Ambiente – la società che gestisce gli impianti di smaltimento di rifiuti del Gruppo Iren – per circa 80 milioni di euro. Un’acquisizione condizionata dalle vicende dell’inceneritore di Parma e del PAI (Polo Ambientale Integrato), che “sarà uno dei punti di forza della joint venture tra il gruppo energetico e F2i”.

L’incertezza politica (il mancato accordo sulla nuova governance) e le vicende giudiziarie che ancora pendono sull’impianto adesso rischiano di fare saltare la trattativa e con essa un assegno milionario che consentirebbe alla multiutility di ridurre l’indebitamento. Vito Gamberale nella sua lettera ricorda che l’avvio del procedimento penale in relazione a presunti illeciti connessi alla progettazione e costruzione del PAI “ha comportato l’integrazione e la modifica della struttura dell’accordo di investimento di F2i”. F2i ha richiesto “pareri legali” circa “eventuali rischi di confisca o demolizione del PAI” per tutelare la posizione del fondo dalle “eventuali conseguenze negative derivanti dal citato procedimento penale”. Ma i pareri dei legali di Iren “non hanno escluso o considerato comunque remoto che il PAI possa essere oggetto di confisca o demolizione”.

Secondo F2i, “non si sono soddisfatte le condizioni dell’investimento”. Anzi, in conseguenza dell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Parma del 5 dicembre 2012, i legali di Iren “hanno evidenziato la possibilità di incolpazione con riferimento all’ipotesi corruttiva”. Nella lettera si evidenzia la possibilità che la vicenda processuale si sviluppi con un aggravamento “della impostazione accusatoria” che porterebbe a non escludere “nuovi provvedimenti cautelari a valere sul patrimonio della società” o provvedimenti sanzionatori in capo a Iren per effetto della legge 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società. A preoccupare sono anche le “incertezze circa le entrata in esercizio del PAI entro la data ultima per beneficiare degli incentivi di legge”.

Le conclusioni di Gamberale sono chiare: “Allo stato, fino a quando non sarà delineata con chiarezza la risoluzione delle criticità relative al PAI, si ritiene opportuno sospendere l’investimento in IAM (Iren Ambiente Spa, la divisione rifiuti di Iren n.d.r)”. La lettera si chiude con un invito al confronto, “per valutare in buona fede su quali basi possano essere definiti i termini e le condizioni dell’accordo di investimento” ma la posizione di F2i lascia poco spazio all’interpretazione.

La missiva è datata 22 febbraio. Una settimana dopo il presidente di Iren Roberto Bazzano ha dichiarato: “Tutti gli atti sono a posto. Ci prendiamo un mese per chiarire alcuni aspetti. L’obiettivo è chiudere entro metà giugno”.