Il mistero del messale templare

La collina della Mucciatella

Dolores Boretti

Il “Missale Vetus ad usum Templariorum”, proveniente dalla Mansione della Mucciatella di Reggio Emilia, è l’unico manoscritto liturgico di uso templare certo conosciuto in Europa. Attraverso uno studio critico del testo, è stata ricostruita la vita quotidiana dell’ordine in Occidente che delinea un affascinante affresco dell’ordine monastico-cavalleresco medievale, emblema della complessità di un periodico cruciale della storia. Un viaggio documentale sulle tracce dei Templari in Italia e in Terra Santa, che getta anche nuova luce sulla presenza dei Cavalieri del Tempio in territorio reggiano.

Nascita dell’ordine

L’ordine dei Templari ha suscitato più che mai negli ultimi anni un ritrovato interesse dal punto di vista storico, destando anche molta curiosità nell’immaginario collettivo. Istituito per la difesa della Terra Santa, esso divenne nel XII secolo uno delle più potenti e autorevoli istituzioni religiose della Cristianità. Due secoli dopo un’improvvisa e tragica fine ne segnò la scomparsa. Storia, leggenda e mito si intrecciano nelle controverse vicende di questi cavalieri: imprigionati, torturati e processati dall’Inquisizione, o arsi al rogo per mano del re di Francia, Filippo il Bello, furono abbandonati da tutti, anche dal loro naturale protettore, il Papa, che dopo lunghe resistenze si arrese al volere del sovrano.

Per meglio comprendere l’origine dei Templari occorre analizzare la situazione storica e sociale in Oriente al tempo della prima crociata. Papa Urbano II si trovava allora costretto a fronteggiare alcuni gravi problemi: mentre da un lato egli stava tentando di ricomporre la spaccatura che si era creata a seguito dello Scisma di Oriente (con la conseguente auto proclamazione della Chiesa Bizantina), dall’altro cercava di limitare gli atti di violenza perpetrati da quei cavalieri che depredavano villaggi, uccidevano inermi e terrorizzavano la popolazione a dispetto dei solenni giuramenti di pace. Inoltre si faceva sempre più pressante il disperato appello dello stesso Oriente che chiedeva l’invio di truppe per fronteggiare l’avanzata turca. Così quel 2 novembre 1095, in occasione del concilio di Clermont Ferrand destinato a sancire l’ennesima tregua, Urbano II lanciò un’accorata esortazione alla folla che numerosa si era raccolta per ascoltarlo: recarsi in Oriente in guerra contro il nemico islamico, contro colui che massacrava i cristiani. Con quel discorso il papa fece breccia nel cuore dei cavalieri, nei nobili e in tutti coloro che per motivi economici o spirituali vedevano nella crociata un modo per realizzare i propri sogni. Nel 1099 Gerusalemme venne così strappata ai nemici e nel 1100 la Città Santa passò sotto il comando di Goffredo di Buglione duca di Lorena col titolo di Avocatus Sancti Sepolcri, alla morte del quale Baldovino I venne incoronato re dal Patriarca di Gerusalemme.

Fu lui a dare inizio ad una comunità di canonici del Santo Sepolcro di rito latino incaricati di assistere il patriarca nelle funzioni di culto e di cura delle anime. Essi si unirono al clero bizantino che da secoli era rimasto in quel luogo, continuando a risiedere nella basilica e ad officiare le funzioni secondo la propria liturgia in un altare a ciò riservato. Nel 1114 questi canonici del Santo Sepolcro assunsero la regola di Sant’Agostino. Crociati rimasti in Terra Santa si posero al servizio dei canonici, fratelli laici che assunsero il compito di difendere il Santo Sepolcro e che fecero voto di seguire la regola, conservando il proprio ruolo nell’aristocrazia militare, laici che si consideravano oblati al servizio della basilica per ottenere il perdono dei peccati. Ai cavalieri del tempio si unì anche Hugues de Payns con alcuni compagni. Il re Baldovino II donò loro una parte dell’edificio da lui usato un tempo come palazzo reale, situato vicino ai resti del Tempio di Salomone. Da quel momento essi cominciarono ad essere chiamati dapprima Militia Salomonica Templi, poi Fratres Templi o Templari. Il re capì che quella confraternita avrebbe potuto essere proprio lo strumento di cui egli aveva bisogno, una milizia indipendente assoggettata solo alla Chiesa, un importante contingente militare di cui disporre senza subire le pressioni dei feudatari del regno. Payns e i suoi compagni professarono i tre voti di povertà, obbedienza e castità dinanzi al Patriarca, che affidò ufficialmente a loro la missione di combattere per proteggere i pellegrini.

La nuova cavalleria si affermò rapidamente, attirando a sé uomini potenti che appartenevano alla nobiltà del regno di Francia, come il duca di Champagne. Peraltro apparve fin da subito evidente che i Templari per garantire il mantenimento dei cavalieri (a quelli originari si aggiunsero nuovi membri), per divenire una vera milizia e per svolgere così efficacemente le proprie funzioni necessitavano di ingenti risorse. Inoltre Payns era consapevole del fatto che fosse divenuto ormai improcrastinabile ottenere dal papa riconoscimento e legittimazione. Nel 1112 egli intraprese quindi un viaggio in Europa con alcuni suoi compagni, mosso sia dall’intenzione di assegnare all’ordine una regola approvata dal pontefice, sia di diffonderne la conoscenza, e al tempo stesso aveva la necessità di reclutare nuovi compagni o, meglio, combattenti disposti a sacrificarsi per proteggere la Terra Santa. L’Occidente accolse il suo appello. La confraternita di Payns fu istituzionalizzata in un concilio tenutosi a Troyes nel 1128 e divenne un ordine religioso militare, sicché i cavalieri laici che vi fossero entrati avrebbero professato i voti di povertà, obbedienza e castità e si sarebbero nel contempo impegnati a combattere per la difesa della Terra Santa. Le consuetudini di vita vennero fissate in una regola. Ma in realtà chi erano? Monaci o cavalieri?

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