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Il day after
Reggio ha retto l’assalto. Campovolo, occasione da non perdere

Non aggiungeremo molte parole al profluvio di cronache e commenti del giorno dopo. Italia loves Emilia e’ stato un innegbile successo almeno per tre motivi: sono stati raccolti 4 milioni di euro a favore delle popolazioni terremotate, l’evento ha richiamato in cittá oltre 150mila persone da ogni parte d’Italia e l’organizzazione e’stata impeccabile, soprattutto nel momento piu’ critico, quello del deflusso.

In passato non siamo stati teneri nei confronti del principale artefice di questo successo: Luciano Ligabue. Non abbiamo cambiao idea – ognuno ha i suoi gusti – ma non si puo’ non riconoscere al rocker di Correggio il merito di essere tra i pochi artisti italiani a richiamare folle d’altri tempi. Con il gotha della musica leggera italiana sul palco e una scenografia mastodontica, lo show ha scientificamente rispettato le attese del pubblico. Anche le vecchie glorie, la cui fama risente degli effetti del tempo, hanno avuto la loro passerella. Lo spettacolo insomma e’filato via liscio come da copione, senza sussulti ne’ sorprese.

Al di la’ delle valutazioni sul contenuto artistico, Reggio ha dimostrato ancora una volta di essere in grado di ospitare grandi eventi e questo e’gia’ un grande risultato. Pochissime citta’ possono vantare un’area come il Campovolo a due passi dal centro, dalla stazione e dal casello dell’autostrada. Questo e’ un patrimonio che va salvato dalla cattiva politica e dagli speculatori. Poi servirebbero i contenuti di qualita’. Ma forse cambiare musica e’ l’impresa piu’ difficile.

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