I conti della Manodori
sotto la lente del Ministero

I conti della Manodori sotto la lente del MinisteroI conti e gli investimenti della Fondazione Manodori nel mirino dell’autorità di vigilanza del Ministero dell’Economia. Il Dipartimento del Tesoro ha avviato i controlli in seguito all’approvazione da parte del consiglio provinciale, lo scorso 7 febbraio, di un ordine del giorno presentato dall’Idv che impegnava l’ente a segnalare “lo stato di profondo depauperamento del patrimonio della Fondazione Manodori all’autorità di vigilanza, in modo che quest’ultima possa utilizzare i propri poteri ispettivi e sanzionatori”.

“Il depauperamento che emerge dai valori reali di borsa dei titoli in possesso della Fondazione – si legge nel documento a firma dei consiglieri provinciali Emanuele Magnani e Rudy Baccarani -è sotto gli occhi dei reggiani, unici veri proprietari della Fondazione. Lo Statuto ha reso i membri del Cda assolutamente autoreferenziali, grazie a meccanismi di cooptazione che tendono a sottrarre il Cda da qualsiasi forma di controllo democratico da parte dei cittadini”. Inoltre, hanno sottolineato i due consiglieri “la fondazione stessa ha provato ad intraprendere un percorso di modifica dello statuto da molti mesi ma non sembra in grado di autoriformarsi”.

L’ordine del giorno non è rimasto lettera morta perché la Provincia ha trasmesso il documento al Ministero delle Finanze (è il Dipartimento del Tesoro ad occuparsi della vigilanza sulle fondazioni bancarie) e ha allegato una lettera con cui rileva che a causa della crisi il patrimonio iscritto a bilancio è superiore al valore degli strumenti finanziari in portafoglio. La Provincia fa notare inoltre la mancata diversificazione degli investimenti che negli ultimi anni sono stati quasi esclusivamente concentrati nel titolo Unicredit.

L’Autorità di vigilanza del ministero il 9 aprile ha chiesto alla Fondazione di fornire ulteriori specifiche in merito all’attività di diversificazione che intende intraprendere e i relativi impatti economici, patrimoniali e reddituali anche al fine di garantire la continuità dell’attività erogativa. L’autorità ha chiesto anche chiarimenti relativamente alle nomine del cda e alla modifica dello statuto.

Il 2 maggio la Manodori ha risposto al Ministero con una lettera in cui spiega di avere avviato un piano di cessione, anche frazionata, fino a un massimo di cinque milioni di azioni di Unicredit e che risulta attuato ad oggi per due milioni di azioni per un controvalore netto di 7.570.607,49. Nel documento si  rende noto anche che ulteriori azioni saranno cedute “non appena le condizioni di mercato più favorevoli”. A proposito della diversificazione del patrimonio “la Fondazione valuterà tempo per tempo andamento e opportunità dei mercati, anche in riferimento ad eventuali ed ulteriori possibili operazioni di reinvestimento della liquidità ottenuta dalla cessione delle azioni Unicredit”.

Nella missiva si specifica anche che lo Statuto “non prevede che il Consiglio di amministrazione possa cooptare i propri membri” e che il completamento dell’iter di revisione dello Statuto è previsto entro il 2013.

Le spiegazioni giunte dal palazzo del Monte non sarebbero state però ritenute esaustive dall’Autorità di vigilanza che continuerà a monitorare la situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Fondazione.

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