HomeAttualitàEconomia polarizzata: 130 bilanci di altrettante aziende reggiane al setaccio

Economia polarizzata: 130 bilanci di altrettante aziende reggiane al setaccio

Pubblichiamo una sintesi dei risultati della ricerca Camera del Lavoro di Reggio Emilia-Studio Baldi & Partners “Analisi dei bilanci di 130 imprese manifatturiere reggiane 2008-2015”, presentata nel pomeriggio di venerdì 9 giugno nella sala Di Vittorio di via Roma da Stefano Campani (nella foto) al convegno “Reggio Emilia: lavoro e impresa. Le trasformazioni nella crisi e le sfide per un territorio”. Al convegno sono intervenuti il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il segretario generale della CGIL di Reggio Emilia Guido Mora, Sandro Arrighetti, docente di economia industriale dell’Università di Parma, Carlo Baldi di Studio Baldi & Partners, il sociologo Gino Mazzoli e Davide Dazzi di Ires Emilia-Romagna.

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“Il campione di imprese manifatturiere con oltre 20 dipendenti della Camera del Lavoro, ridottosi nel 2015 a 130 unità per la chiusura, o l’acquisizione da parte di altre imprese, di 20 aziende incluse fino al 2010 nello stesso campione, rivela, sulla base dei bilanci presentati dal 2008 al 2015, che al 31-12-2015 i ricavi complessivi (arrivati a 4 miliardi e 856 milioni di euro, +10,3% rispetto al 2008) hanno superato i ricavi antecrisi (il 2009 fu l’annus horribilis dell’industria reggiana). Tuttavia ciò è avvenuto senza creare un saldo positivo significativo nei livelli occupazionali (+2,1 % rispetto al 2008). Nel 2012, tra l’altro, il recupero fatto segnare dal fatturato delle aziende del campione aveva conosciuto una battuta d’arresto, confermando la fragilità della “ripresina” allora in atto, prima di riprendere a crescere più decisamente nei  tre anni successivi.  Va detto che le performance medie del nuovo campione di 130 imprese sono probabilmente leggermente sovrastimate rispetto all’universo delle imprese manifatturiere reggiane con oltre 20 dipendenti. Simulazioni che tengano conto anche delle imprese “sparite”, perché coinvolte da procedure concorsuali, danno infatti risultati meno positivi.

L’analisi, elaborata quest’anno per la prima volta grazie a un lavoro congiunto della Camera del Lavoro e dello Studio Baldi & Associati, ha inoltre confermato una tendenza che già era emersa negli ultimi anni del primo decennio del terzo millennio, ovvero una netta divaricazione tra le performance delle 41 imprese più strutturate, con 100 o più dipendenti, e le 89 con meno di 100 dipendenti. Le prime nel periodo 2008-2015 vedono aumentare in media i loro ricavi del 14%, il loro valore aggiunto del 18,1% e gli occupati del 4,1%. Gran parte delle brillanti performance di queste imprese si spiegano con gli ottimi risultati conseguiti all’estero: la quota di ricavi realizzati all’estero dalle imprese con più di 100 dipendenti passa infatti dal 47% del 2008 al 56% del 2015, con un incremento nel periodo del 37,4%.

Invece le imprese del campione con meno di 100 dipendenti, che operano prevalentemente sui mercati domestici, vedono calare complessivamente il loro fatturato del 2,7% e gli occupati del 3,1%, a fronte di una crescita del valore aggiunto di poco superiore allo 0.

La dicotomia assume caratteri ancora più netti se lo sguardo viene allargato all’ intero universo delle imprese manifatturiere reggiane, senza cioè la soglia minima di 20 dipendenti che è quella  utilizzata dal campione Camera del Lavoro-Studio Baldi. Secondo i dati Prometeia, nell’universo di tutte le imprese manifatturiere reggiane l’occupazione tra il 2008 e il 2015 è calata dell’11% e il valore aggiunto è diminuito dell’8%.

Questi dati confermano che probabilmente non è più attuale un’interpretazione del modello di sviluppo della manifattura reggiana basata sulla capacità delle imprese più strutturate e dinamiche, con forte vocazione all’export e all’internazionalizzazione,  di fare da traino per le imprese più piccole e meno strutturate, che sono costrette nella maggior parte dei casi a operare sul mercato interno. Non siamo più dunque in presenza di una locomotiva in cui le carrozze davanti si trascinano dietro le carrozze di coda, ma, semmai, siamo in presenza di due treni che sembrano avere imboccato strade con direzioni diverse.

Da notare inoltre che nel campione Camera del Lavoro-Studio Baldi&Partners le performance mostrano andamenti molto differenziati, come prevedibile, anche su base settoriale.  La metalmeccanica, l’alimentare e la gomma plastica hanno saldo occupazionale positivo (questi sono anche i settori in cui il fatturato cresce di più),  mentre il tessile-abbigliamento, la ceramica e il settore legno-mobili-lapidei hanno saldo occupazionale negativo. Particolarmente interessante è il caso delle aziende ceramiche del nostro campione, che pur avendo aumentato i ricavi del 2,3% nel periodo osservato, hanno fatto registrare un calo complessivo dell’occupazione dell’8%, segno del fatto che nel settore i processi di ristrutturazione sono stati massicci. La ceramica è anche il settore che ha avuto la migliore performance in termini di redditività lorda, con un MOL che nel 2015 è risultato pari al 12,8% del ricavi. Le imprese con la peggiore redditività sono state, in media, quelle del settore legno-lapideo (MOL al 5,6% dei ricavi nel 2015) e del tessile-abbigliamento (MOL al 2,9%).

E’ interessante anche l’andamento della posizione finanziaria netta, che nel periodo 2008-2015 migliora complessivamente nel campione delle 130 imprese di 162 milioni di euro. Essa sembra inversamente correlata agli investimenti effettuati nel periodo in immobilizzazioni finanziarie, cioè in titoli e partecipazioni.  In particolare essa peggiora nell’alimentare, settore che è stato caratterizzato da processi di acquisizioni e fusioni, migliora notevolmente nella ceramica, che nel periodo ha investito pochissimo in immobilizzazioni finanziarie, e migliora in misura minore nella meccanica, teatro a sua volta, nel periodo osservato, di importanti acquisizioni”.

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