Dopo il voto
Acqua pubblica? A Reggio rischiamo di pagarla più cara

Il 70% dei reggiani si è espresso chiaramente: “no” alla privatizzazione dell’acqua e “no” a quel 7% di aumento in bolletta per remunerare il capitale investito. Detto questo, cosa accadrà ora in questa sospensione legislativa e possibile contraddizione in materia?

Le bollette Iren, va precisato, tra le più care in Italia per quanto riguarda il servizio idrico, sono state e lo saranno almeno fino a tutto il 2011, decise dall’Ato, l’ambito territoriale ottimale, composto dai 45 sindaci degli altrettanti comuni della nostra provincia. Che hanno sempre giustificato il caro-bolletta con la necessità di tenere in piedi servizi che sarebbero invidiabili e costi per un continuo ammodernamento della rete.

Ora, con quali denari si finanzieranno le opere se i capitali privati rischiano l’esclusione o la mancanza completa di incentivi appunto ad investire? Il rischio è doppio: più tasse ancora o tagli ai servizi sociali. A leggere le dichiarazioni di amministratori, gestori e associazioni reggiani si capisce che il nodo diventa gigantesco: l’Italia dei Valori, per voce della consigliera regionale Liana Barbati, chiede l’immediata riduzione degli stipendi dei manager Iren e l’abbattimento del 7% della bolletta sull’acqua già dalla prossima fattura. L’assessore provinciale Mirko Tutino invita e velocemente a un confronto sul futuro di Iren sul tema di come finanziare gli investimenti nel ciclo idrico. Chiamando in causa la fondazione Manodori quale possibile importante partner.

Il presidente di Confcooperative Giuseppe Alai, invitando al medesimo confronto, sottolinea come il comportamento dell’impresa dipenda sempre meno dal tipo di proprietà e sempre più dalla natura e dalle fonti del capitale che l’impresa stessa si procura per il suo sviluppo. Il presidente Iren Roberto Bazzano, che aveva valutato molto negativamente l’eventuale vittoria dei “sì”, ha chiesto immediate risposte istituzionali

Share This Post

GoogleRedditBloggerRSS