HomeAttualitàConfusi: Campegine, S.Ilario e Gattatico verso il referendum

Confusi: Campegine, S.Ilario e Gattatico verso il referendum

fusi no grazieForse sarà accorpato al referendum dei referendum, quello che decreterà le sorti di Renzi e del suo Governo. Ma il condizionale è d’obbligo; perché, anche se mancano poche settimane (tra ottobre e novembre) sulle sorti della prevista fusione dei tre comuni della val d’Enza reggiana, l’unica certezza è che si sa poco o punto. Il destino di S.Ilario, Gattatico e Campegine (22mila abitanti in tutto dove S.Ilario coi suoi circa 11mila cittadini la fa da padrone) da accorpare sotto un unico grande municipio (quale?) è ancora tutto da decifrare.

Non si hanno certezze nemmeno su quale potrebbe essere la ricaduta del referendum cittadino sul gradimento della fusione sull’ormai avviata macchina taglia paesi; se non si raggiunge il quorum, la macchina procede lo stesso? Se vincono i “no”, la maxi-fusione si farà ugualmente? Se l’esito del referendum è diverso da un comune all’altro che accade? Per ora solo ipotesi, in attesa delle linee legislative che dovranno, se ci riusciranno, chiarire ogni aspetto di una vicenda che oggi è del tutto nebulosa.

artioli

Germano Giuseppe Artioli

Nel frattempo la resistenza a questo accorpamento calato dall’alto, sull’onda della recente semplificazionismo amministrativo che tocca trasversalmente il Paese, sia a Campegine che a Gattatico i comitati per il “no” sono molto attivi e promettono battaglia fino all’ultimo. A guidare il primo è l’ex segretario provinciale del Psi Giuseppe Germano Artioli (“Rinascita campeginese”) mentre il secondo è capeggiato dall’ex sindaco Paolo Frattini (“Tutelare Gattatico”).

Ma non è solo una questione politica; non si capisce perché le promesse risorse economiche che arriverebbero a fusione avvenuta (e che nella vulgata accorpativa servirebbero ad evitare il collasso finanziario dei comuni medio-piccoli), non debbano venire stanziate anche se i comuni dovessero restare così come sono ora.

Per non parlare degli enormi problemi organizzativi una volta messe assieme le tre realtà; quale sarebbe il comune unico di riferimento? Come sarebbero organizzate le scuole? E la toponomastica? E la cancelleria con carta intestata o simili? E i documenti dei cittadini? Ed il sistema informatico? Solo per citare qualche ragionevole dubbio dai costi iniziali ancora tutti da verificare.

Quello della val d’Enza sarebbe il secondo importante procedimento di unione tra comuni dopo quello recente (estate 2015) tra Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto che ha dato vita al comune di Ventasso. Già alle prese purtroppo con una serie di problemi economici, a partire dalla sede unica che dovrà essere in piazza Primo Maggio a Cervarezza. Il consiglio comunale dovrebbe riunirsi là a fine mese ma i soldi per rimettere a posto l’edificio pubblico (richiesti alla Protezione civile regionale) non sembrano destinati ad arrivare a breve.

Ultimo commento

  • Certo l’importante è dire di NO. E su questo altare si articolano motivazioni che dire risibili è un eufemismo (la cancelleria !! la carta intestata!!!).
    E’ chiaro che il pubblico deve cercare efficienza, e questo Paese deve essere disponibile al cambiamento.
    E’ chiaro che le risorse economiche ci sono perchè sono state stanziate come investimento per ottenere risparmi futuri.
    E pazienza se qualche dipendente pubblico dovrà affrontare tutti i giorni il tragitto Campegine-S.Ilario (come peraltro fanno centinaia di dipendenti privati).