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“Presa diretta” non convince, Delrio nemmeno

Simone Russo

Il sindaco Delrio intervistato da Presa diretta

Cemento “disarmato” a Reggio Emilia. E’ quello che la trasmissione “Presa diretta” ha raccontato ieri sera a milioni di italiani sugli schermi di RaiTre. Intendiamoci: la trasmissione di Riccardo Iacona, finchè si è mossa tra Milano, Cosenza e Ischia, ha eseguito un ritratto “esplosivo” della realtà italiana; uno scoppio ben più attutito è corrisposto alla parte della puntata che ha riguardato Reggio. Il reportage di Sabrina Carreras ha toccato diversi aspetti interessanti della questione cementificazione a Reggio, ma lo ha fatto da un’angolatura che ha lasciato un po’ a desiderare per la sua impossibilità di cogliere le dimensioni più pesanti del tema: le carenze della politica e il rischio di inquinamento del settore edilizia da parte di logiche diverse da quella economica. Il servizio è stato invece congegnato su un altro nucleo tematico, ovvero il cemento come minaccia alle produzioni agricole di eccellenza, come il Parmigiano Reggiano. Problema che esiste certamente ma che in questo momento viene dopo, nell’opinione pubblica, rispetto ai timori per una massiccia presenza della criminalità organizzata nel settore delle costruzioni.

Il programma ha invece sorvolato su questo aspetto, in particolare sulla massiccia presenza di costruttori provenienti da zone di ‘ndrangheta e sulle inchieste, o sulla presunta mancanza di vere inchieste, da parte del potere giudiziario. Da questo punto di vista si è trattato di un’occasione persa ma non per questo va buttato via il bambino con l’acqua sporca. Il servizio ha lanciato anche alcuni spunti interessanti. . Ad esempio le domande al sindaco Graziano Delrio hanno messo in luce come delle nuove aree industriali, sorte a scapito dei prati di Gavassa, forse non ci sarebbe stato bisogno. L’intervento del primo cittadino a difesa dei nuovi capannoni è parso piuttosto debole e imbarazzato. . Altro pezzo forte della serata l’intervista all’immobiliarista Iannò che ha svelato quello che molti pensano nell’ambiente ma che ancora nessuno è riuscito a provare dal punto di vista giudiziario: ovvero che alcuni cambiamenti di destinazione di uso da terreno agricolo a edificabile sembrano non rispondere alle esigenze della collettività ma solo a quelle di questo o quell’interesse “particolare”. Anche il sopralluogo nella frazione di Gavassa ha sottolineato aspetti importanti: tra tutti, il fatto che a Reggio si sia fatta una programmazione urbanistica molto discutibile. Come è possibile che nello stesso comparto, nel giro di poche centinaia di metri, siano state accozzate abitazioni private, terreni e industrie chimiche?

Non si tratta di un caso singolo: basta farsi una pedalata nelle zone artigianali per rendersi conto come l’idea di una regolamentazione edilizia a Reggio si sia fermata spesso su carta. L’indegno guazzabuglio che si riscontra nelle zone circostanti lo stabilimento della Lombardini o il “distretto delle carni” piazzato in zona Gardenia in mezzo a palazzoni da soli basterebbero come esempio negativo da portare alle nuove generazioni. Sulla perpetua colata in zona Acque Chiare stendiamo un pietoso velo; via Settembrini è una specie di quartiere – ecomostro. Il tutto mentre in Municipio si ragiona di qualità, contenimento dell’espansione e simili: verrebbe da chiedere agli attuali assessori e sindaci dove si trovassero a metà degli anni ’90. Polemiche a parte, la trasmissione di Iacona ha avuto anche il merito di smascherare il bluff di Parco Ottavi, il quartiere fantasma “d’eccellenza” che si farebbe presto a definire una nemesi delle buone intenzioni degli amministratori locali. Restano strade chiuse, palazzoni rimasti a metà o vuoti (e in quelli occupati si riscontra qualche problemino, almeno sentendo la voce degli amministratori condominiali) e tanta nostalgia, in chi ci ha scommesso, per l’epoca d’oro della cementificazione di marca Malagoli – Spaggiari. Quel tempo è finito e parecchi se ne sono accorti solo l’altroieri.

Ultimi commenti

  • Sono d’accordo. Era giustissimo denunciare il sacco edilizio che ha investito Reggio nel decennio passato, però mi è sembrato molto comodo dipingere tutta la saga come un patto tra politica e imprese “rosse” (che termine scemo nel 2012) e non spendere una parola – come puntualizzi tu Simo – sulle anomalie più preoccupanti, che non riguardano imprese cooperative, bensì private (e private di un certo tipo, con nomi e cognomi al vertice ben diversi dagli “iames bertazzoni” o i “villiam menozzi” nostrani…).
    Ma la cosa più indecente è la contrapposizione con Colorno…COLORNO! un paese di 8.500 abitanti paragonato ad un capoluogo di provincia che ne ha 180.000! Solo un romano-centrico ignorante che pensa che tutto ciò che è al di fuori di Roma e Milano sia genericamente “provincia” tutta uguale e tutta di second’ordine poteva compiere un paragone così imbecille.
    Colorno, la cui economia e i cui problemi dimensionali stanno a quelli di Reggio come calcisticamente io sto a Messi…giá che c’erano potevano fare il paragone con il civico 15, interno 2 di via Roma a Neviano degli Arduini…

    Tanto premesso, per evitare facili pregiudizi, chiudo ribadendo che sono sempre stato assolutamente contro la cementificazione che è avvenuta e questo mio commento NON vuole difenderla, ma semmai attacca il pressapochismo miope del servizio di presa diretta, che infama anche chi non c’entra e non si prende la briga di analizzare in modo puntuale la questione.

  • Il paragone con Colorno in effetti non stava in piedi nemmeno per sbaglio. E sottolinei un aspetto giustissimo: qui a Reggio l’impatto peggiore è stato quello di imprese che a con le nostre cooperative c’entrano poco. Servivano dei dati più precisi invece hanno fatto un po’ delle accuse un tanto al chilo. Tralasciando la parte che ha riguardato l’intervista all’immobiliarista, sul resto mi sembra invece che abbiano fatto un lavoro più positivo.