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Caro tariffe
Piano rifiuti, è scontro
tra Industriali e Provincia

Savino Gazza

Sul piano rifiuti è scontro Industriali-Provincia. Nel mirino gli aumenti delle tariffe nel 2012 che colpiranno cittadini e imprese. Nei giorni scorsi Assindustria e Rete Imprese Italia avevano formulato quattro proposte in merito alla tariffa di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani: una moratoria nell’applicazione delle nuove tariffe nel 2012, abolizione dell’addizionale del 5%, l’istituzione di un osservatorio per monitorare le tariffe e l’apertura di un confronto con Iren. La risposta non deve avere soddisfatto gli industriali che, per voce del vicepresidente Savino Gazza, passano all’attacco.

“A quanto si apprende, – afferma Gazza – accantonato il termovalorizzatore già previsto dal piano dei rifiuti risalente al 2004, la nuova proposta avrà come baricentro una maggiore capillarizzazione della raccolta differenziata e un impianto di trattamento meccanico biologico. Ci sentiamo di esprimere il nostro disappunto per le modalità utilizzate, vale a dire una forte accelerazione del processo decisionale unita alla carenza di confronto, necessario quest’ultimo, ci pare, ogni qual volta si parli di temi che vadano ad impattare sui costi delle imprese. Dopo che, per quasi un decennio è il caso di dire, abbiamo assistito ad un rimpallo tra comitati, partiti e fronde della società civile, che in definitiva hanno rallentato e disatteso impegni presi dalla politica nel 2004, ora, con una fretta di cui non comprendiamo bene le motivazioni, ci viene detto che siamo prossimi all’emergenza rifiuti, per intenderci come la Campania. ATO sostiene che per consentire alla nostra provincia di raggiungere gli obbiettivi definiti dalla legge per la raccolta differenziata si è resa necessaria una decisione tempestiva: altre soluzioni non erano praticabili. Permetteteci di ribadire che su questo siamo d’accordo: se è vero che il piano 2004 doveva essere attuato, in tutti i suoi contenuti (raccolta differenziata e soluzioni impiantistiche) entro il 2012, allora il tempo è senza dubbio scaduto, pensando fra l’altro che realizzare qualunque impianto di valenza provinciale richiede un minimo di 3 anni”.

Secondo gli industriali reggiani “le nostre imprese dovranno, volenti o nolenti, prendere semplicemente atto delle decisioni prese e incassare altri aumenti delle tariffe rifiuti per una cosiddetta innovazione di cui non vedranno alcun beneficio”. Nel mirino finiscono anche le modalità di applicazione del piano, che prevede la chiusura quest’anno del termovalorizzatore di Cavazzoli, e gli impianti di smaltimento: “La produzione di frazione organica superiore a 30 mila tonnellate/anno – prosegue Gazza – renderebbe indispensabile costruire un impianto di produzione di energia da biogas e, addirittura, un non meglio precisato impianto per il trattamento della raccolta di carta e plastica (senza dare adeguata giustificazione tecnico-economica della scelta), quest’ultimo impianto tra l’altro andrebbe ad appannaggio di SABAR la cui discarica cesserà di operare nel 2015. Infine, leggiamo i dati dello scenario di piano e scopriamo che l’incremento pro-capite della raccolta di carta e plastica si aggira mediamente sul 10%. Sostituire l’impianto di Cavazzoli con un compattatore, destinato ad operare per solo 4 anni, che riduce il volume dei rifiuti da conferire in discarica non è forse la dichiarazione implicita che senza di esso non saremmo in grado di smaltire tutti i rifiuti prodotti?”.

“Ci pare  che tutto questo sia carente di una imparziale valutazione costi benefici e che gli investimenti siano condizionati dalla mediazione politica tra le amministrazioni locali e i due gestori, sorvolando sull’indecisionismo dell’ultimo decennio. Ci auguriamo – conclude il vicepresidente degli industriali – non sia troppo tardi per un serio e impegnativo percorso volto a costruire un sistema che elimini progressivamente le diseguaglianze tuttora esistenti nell’aspetto che impatterà sui conti delle nostre imprese”.

La replica dell’assessore Tutino

Mirko Tutino

Immediata la replica dell’assessore provinciale all’Ambiente Mirko Tutino che risponde agli industriali partendo dai costi per realizzare un nuovo termovalorizzatore. Costi più alti di almeno quattro volte rispetto a un impianto di Tmb avanzato, afferma l’assessore, “come dimostra la situazione della vicina Parma dove si prevede una tariffa di smaltimento superiore a quella che avrà Reggio Emilia con il Trattamento meccanico biologico (Tmb).

“Vale inoltre la pena sottolineare – dice Tutino –  come un piano che si pone l’obiettivo del 67% di raccolta differenziata e individua le migliori tecnologie disponibili per il recupero ed il riciclaggio della materia, anziché puntare sulla sua combustione, sarà certamente in grado di garantire sicurezza non solo al ciclo rifiuti del nostro territorio, ma anche alle imprese. Per anni si è chiesto alle istituzioni di decidere ed ora le scelte daranno il via agli investimenti. Per quanto riguarda invece il Piano provinciale gestione rifiuti (Ppgr) del 2004, non solo non è scaduto in quanto la sua validità è stata prorogata con una legge dello Stato, ma quel Piano prevedeva la possibilità di valutare anche ogni soluzione alternativa al termovalorizzatore. Ed è del tutto evidente come – con una raccolta differenziata che al termine del 2011 ha superato  il 60% e con l’avvio di un nuovo Piano regionale per la gestione rifiuti che supera le barriere provinciali – lo scenario sia cambiato. In tutto il mondo i rifiuti non sono più visti come un materiale da eliminare, ma come un’opportunità, e questo perché non viviamo in un pianeta dotato di risorse infinite. Credo che su questo terreno, e sulle tecnologie di recupero della materia, sia corretto che anche le imprese del nostro territorio dicano la loro, spiegando alle istituzioni come intendono intervenire concretamente per lo sviluppo di un’economia verde, a partire dal recupero dei rifiuti”.

“In merito all’applicazione delle tariffe nel 2012,  – continua Tuntino – l’assemblea dei sindaci ha scelto di avviare un confronto per definire una distribuzione dei costi omogenea, che non penalizzi solamente una categoria. In quest’ottica, credo che il recupero di risorse con l’aggiornamento della banca dati delle abitazioni e l’avvio di sistemi di raccolta che, nel medio periodo, consentiranno la sperimentazione della tariffa puntuale, ci permetteranno di rispondere alle richieste che da anni provengono dalle imprese”. “Infine, – conclude l’assessore – quanto richiesto in merito all’utilizzo di una parte dell’addizionale provinciale per ridurre le tariffe, è già stato accolto con il voto del 16 dicembre scorso”.

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    Stavolta bisogna dire che ha ragione Tutino