HomeReggioBenedetta IciLe tasse, la Chiesa e il Delrio “laico”

Benedetta Ici
Le tasse, la Chiesa
e il Delrio “laico”

“Le tasse le devono pagare tutti” è il leit motiv che accompagna quasi ogni dibattito sulla manovra d’emergenza varata dal Governo Monti. Una manovra pesante che va a colpire con particolare durezza pensionati e ceto medio, in sostanza quelli che pagano sempre. Le tasse però in Italia non le pagano tutti: è il Paese del nero – l’evasione fiscale è da record in Europa – ma anche del grigio. Ed è nella zona grigia che si nascondono immensi e ingiustificabili privilegi.

Prendiamo l’Ici, la tassa sulla casa reintrodotta dalla nuova finanziaria. In questi giorni si è levato un gran polverone sull’esenzione dal pagamento degli immobili di proprietà della Chiesa. Al di là delle solite polemiche tra laici e cattolici e delle semplificazioni, bisogna dire che la faccenda è piuttosto complessa. L’esenzione dall’Ici, dice la legge (dl 504 del 30 dicembre 1992), riguarda tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 222», cioè le attività di culto religioso, quindi tutte le religioni riconosciute dallo Stato italiano, non solo quella cattolica.

Sulla questione nel 2004  la Corte di Cassazione stabilisce che l’esenzione sarebbe dovuta spettare solo agli edifici con «un’attività effettivamente meritoria e legata al culto». Nel 2005 il governo Berlusconi ripristina la situazione precedente. Nel 2006, però, il governo Prodi precisa che l’esenzione deve intendersi applicabile se l’attività è esercitata in maniera «non esclusivamente commerciale». Ed è grazie a questo ambiguo “non esclusivamente” che tanti edifici “remunerativi” hanno evitato l’imposta, con un danno dell’erario stimato dall’Anci in 500 milioni all’anno.

Un cavillo che ignora, o finge di ignorare, Avvenire che ha parlato di “una guerra discriminatoria (e incostituzionale) contro i cattolici”. Su un punto il quotidiano dei Vescovi ha però ragione: ci sono anche “esenti meno noti“, ossia partiti, circoli culturali e sindacati.

Intanto, pubblichiamo l’inchiesta realizzata dai Radicali che mostra un esempio di ciò che ha portato l’ambiguità della legge.

Delrio fa il laico

Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Reggio, intervistato dall’Unità in veste di presidente dell’Anci. Al cattolicissimo Delrio va dato atto di avere assunto una posizione chiara ed equilibrata, che va al cuore del problema.

“Non credo che la Chiesa chieda o pretenda privilegi, – ha detto Delrio – ma solo di poter esercitare le sue attività. Fatto salvo il rispetto per la libertà di culto, il tema dell’Ici per gli immobili di proprietà ecclesiastica deve essere inquadrato secondo un principio semplice: laddove è chiaro il carattere commerciale delle attività svolte in un immobile, per quei locali l’Ici va pagata. Se di fianco a un santuario c’é un bar, non credo che questo sia funzionale al culto”.

“Già oggi – spiega Delrio – per le attività commerciali la Chiesa ha l’obbligo di pagare. La vicenda è molto più complessa di come viene disegnata. Non si tratta della volontà o meno di far versare l’Ici alla chiesa. Il punto sono quei casi che il decreto Bersani, varato sotto il governo Prodi, ha definito di carattere “parzialmente” commerciale e che godono dell’esenzione. Se il proprietario ritiene “parzialemente” commerciale l’uso che fa di un’immobile, non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione ai fini dell’Ici”. Per questo, Delrio avanza una proposta: “Occorre – afferma – fare un censimento degli immobili ecclesiastici. C’è chi dice che valgano più di un miliardo, in termini di gettito Ici. Bisogna averne un quadro preciso”.

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  • adesso don dossetti lo cazzia