HomeAttualitàAcqua, multiutility e rifiuti: con Iren dove andremo?

Acqua, multiutility e rifiuti: con Iren dove andremo?

gruppo-irenUna di quelle coincidenze che, guarda caso, ogni tanto ritornano. E che riguardano sempre, guarda caso, Iren. Nelle stesse ore si torna infatti a parlare, da più parti, di questioni che direttamente o indirettamente toccano il destino di un’azienda partecipata che si trova oggi di fronte a più di un bivio.

Il principale è senz’altro il fronte delle maxi fusioni, che potrebbe portare Iren a far parte di un futuro colosso, una grande Multiutility del Nord per la gestione di servizi pubblici essenziali tra i quali quello dell’acqua. Un’operazione che secondo alcuni non avrebbe come fine il miglioramento dei servizi ma nascerebbe soprattutto per rispondere ad opportunità finanziarie di parte, allontanando la futura azienda dai cittadini. Tra i detrattori di una tale soluzione ci sono vati comitati civici – tra cui quello di Acqua Bene Comune – che ieri sera a Reggio si sono ritrovati a discutere in occasione di un pubblico incontro. Dal confronto è emersa la volontà di dire definitivamente “no” all’ipotesi multiutility e di estendere trasversalmente il dibattito pubblico – dando vita ad altri incontri – su tutto il territorio provinciale, per ribadire invece un forte “sì” alla gestione pubblica di servizi come acqua e rifiuti, allargando “la riflessione anche agli altri beni e servizi comuni in pericolo, come trasporti, farmacie, eccetera“.

Nello stesso giorno, le parlamentari del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni e Federica Daga denunciavano il rischio che, con il decreto “Sblocca Italia”, diventino impossibili i procedimenti di ripubblicizzazione dell’acqua: “Chi prende tutto deve risarcire monetariamente tutte le altre società alle quali questa subentra” spiega la Daga. Una multiutility, per fare un esempio locale, può farlo se vuole inglobarsi, e risarcire una società di diritto pubblico. Una società di diritto pubblico invece non sarebbe in grado di risarcire nessuno a livello economico. Le società pubbliche, infatti, gli utili li spendono per il mantenimento della rete e dei servizi, non per altre operazioni e non avrebbero risorse sufficienti. Quindi, sempre per fare l’esempio di Reggio Emilia, processi di scorporo da Iren per andare verso società totalmente pubbliche vengono di fatto bloccate“.

Immediata la risposta di Mirko Tutino, assessore a Infrastrutture del territorio

e Beni comuni del Comune di Reggio: “La concessione ad Iren è da tempo scaduta, quindi non ci sarà nessun accorpamento da salvaguardare, bensì la nuova concessione al soggetto interamente pubblico, come già deliberato dagli enti locali, soggetto che è in via di costituzione“. Così come immediata è stata la risposta dell’amministrazione comunale di Luca Vecchi al Comitato Ambiente e Salute (di San Martino in Rio e Correggio) a proposito del progetto di costruzione del nuovo impianto di trattamento meccanico dei rifiuti a Gavassa: “Non è assolutamente vero – recita la nota stampa del Comune – che l’impianto è autorizzato a trattare una quantità doppia di rifiuti indifferenziati rispetto alla situazione a regime. L’autorizzazione è per 105.000 t/a (tonnellate l’anno) nel periodo transitorio (cioè nel periodo di completamento della Raccolta differenziata su tutto il territorio provinciale) e per 87.000 t/a nel periodo a regime. Attualmente la produzione di rifiuti indifferenziati è di circa 130.000 t/a“. In merito invece alle contestazioni sulla procedura, il Comune spiega: “Sono state fatte le pubblicazioni previste dalla legge per il Trattamento Meccanico-Biologico (Tmb), tant’è che si è risposto alle osservazioni presentate; l’impianto approvato è solo quello del trattamento meccanico che è una parte dell’originario progetto Tmb già pubblicato. Non una ‘cosa diversa’, dunque, ma una parte del Tmb“. Si prospetta un’avventura accompagnata da polemiche come la vicenda dell’inceneritore di Cavazzoli?

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