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Se la ‘ndrangheta entra nel ciclo dei rifiuti

“Follow the money”. Segui i soldi, suggeriva Gola Profonda, la talpa del Watergate, a Bob Woodward e Carl Bernstein, i giovani cronisti del Washington Post autori dello scoop che mise fine alla presidenza Nixon. In questo caso la traccia dei soldi si muove veloce sui trasporti, ed entra nel ciclo dei rifiuti. Non è una novità, di campanelli di allarme negli ultimi anni ne sono suonati diversi. L’ultimo caso, riportato dal Resto del Carlino, riguarda Michele Colacino, 37 anni, imprenditore nel settore degli autotrasporti e in particolare nella gestione dei rifiuti per conto di Iren. Colacino, che tra il 2010 e il 2011 ha subito due roghi d’auto, è stato colpito da una interdittiva antimafia emessa da prefetto Antonella De Miro. A richiedere una verifica della prefettura era stata la stessa Iren alla scadenza del contratto. L’azienda aveva infatti appaltato la movimentazione rifiuti alla cooperativa Transcoop che a sua volta aveva subappaltato ad una decina di ditte.

Possibile che in questo passaggio nessuno abbia controllato? Eppure il 25 ottobre del 2009, nell’ambito di una conferenza stampa sulla fusione Iride-Enìa, aveva manifestato preoccupazioni sul ciclo dei rifiuti e sulla tracciabilità degli stessi nei nuovi assetti che la società stava scegliendo. Ancora nel novembre del 2011 il sindacato lancia un nuovo allarme: “con le esternalizzazioni i servizi di raccolta rifiuti sono sempre più carenti e i flussi poco tracciabili”. Anche la politica negli ultimi anni sembra avere fatto “orecchie da mercante”.

“Il 10 novembre 2009, quasi due anni e mezzo fa – dice il capogruppo comunale del Movimento 5 Stelle Matteo Olivieri – insieme al consigliere Ferrigno in Provincia ho richiesto la convocazione di una Commissione d’urgenza sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti reggiano. In tal modo si raccoglieva l’appello dei sindacati, in relazione alla possibile entrata dei rifiuti in circuiti di smaltimento illegale. Dopo 6 mesi, il 17 maggio 2010, la nostra richiesta era ancora stata ignorata, e così Reggio 5 Stelle ripropose di indagare sulle dichiarazioni dei sindacati. A fine 2011 i presidenti della Commissione comunale Salvatore Scarpino (PD) e di quella provinciale Paolo Roggero (Lega Nord) non erano ancora riusciti a  soddisfare le numerose richieste. Giungiamo così al nuovo allarme dei sindacati, a novembre 2011. Viene così presentato un ordine del giorno d’urgenza in Consiglio comunale il 7 novembre 2011, che viene respinto dal Pd, con il capogruppo Vecchi che dice di non ravvisare i motivi d’urgenza. Il sottoscritto trasforma seduta stante l’ordine del giorno non ammesso in una richiesta di Commissione e la consegna al presidente della Commissione Salvatore Scarpino (Pd). Un mese dopo, il 7 dicembre scorso, viene convocata una Commissione sui rifiuti, che ovviamente non ha ad oggetto le richieste che da 2 anni sto rivolgendo alle istituzioni di cui faccio parte, ma con cui poco ho da spartire in termini di attenzione e rapidità di intervento sui fenomeni di illegalità. Il 13 dicembre si tiene così la Commissione dove si parla del nuovo Piano Rifiuti, ma non della legalità della situazione attuale”.

“Giungiamo ad oggi – conclude Olivieri – dove apprendiamo ciò che sembra ovvio a chi non vuol chiudere gli occhi, e dove abbiamo reinoltrato richiesta di accesso agli atti per avere le richieste scritte, da parte di dirigenti Iren, del rispetto del contratto di servizio rivolta a subappaltatori e subaffidatari di servizi della raccolta rifiuti”.

Ultimo commento

  • “A richiedere una verifica della prefettura era stata la stessa Iren alla scadenza del contratto”
    Si dovrebbero vergognare. La verifica si fa prima di fare il contratto, altrimenti le leggi antimafia a cosa servono! Così è troppo comodo: mi auguro che guardino anche le altre ditte che stanno lavorando per IREN anche in altre province.

    Ginetto