Inceneritore di Parma: quello che Pizzarotti non dice

Quello che Pizzarotti non diceSimone Aiolfi

In principio furono gli slogan da campagna elettorale, la retorica rivoluzionaria/referendaria e le frasi storiche di Beppe Grillo. Una su tutte: “Dovranno passare sul cadavere del sindaco Pizzarotti per accendere l’inceneritore”. Scesi sulla Terra, a un anno dalla vittoria alle comunali i 5 stelle di Parma hanno assistito quasi senza battere ciglio all’avvio dell’impianto di Ugozzolo. Lo stesso che, grazie a loro, non si sarebbe dovuto accendere mai. Prima il riscaldamento a gas, poi le prove di combustione rifiuti, nell’attesa che a metterci una pezza sia qualcun altro: la magistratura, o magari il governo.

Ma l’unico Comune capoluogo a guida grillina ha fatto tutto quello che poteva per fermare il forno? Oppure si è limitato a proseguire dalle stanze dell’amministrazione una protesta fatta di tante parole inconcludenti?

Lo fermiamo. Anzi, no

Se mettiamo in fila fatti e omissioni degli ultimi dodici mesi, la seconda ipotesi sembra la più concreta.

Legato a doppio filo con la principale associazione no termo attiva da anni, il Gcr (uno dei suoi rappresentanti è l’attuale assessore all’Ambiente Gabriele Folli), il Movimento 5 Stelle si è allineato sulle stesse posizioni. Queste: “Per non fare partire l’impianto basta la volontà politica, non importa se il cantiere è quasi finito. Esiste già un accordo di massima con un’azienda olandese pronta ad acquistare il forno pezzo per pezzo, oppure lo si venderà ai cinesi. E poi, mal che vada, faremo un referendum e saranno i parmigiani a decidere: impianto o penali da liquidare a Iren”. Di tutta questa montagna, oggi è rimasto un topolino e si fa pure fatica a vederlo.

La guerra mancata

Quello che Pizzarotti non diceDi fatto, la scelta finale è questa: non si fa la guerra a Iren. Se qualcun altro riuscirà a fermare l’impianto bene, diversamente sarà la multiutility a prendersi le sue responsabilità. A forno avviato, il Comune si impegnerà ad eseguire un “monitoraggio costante delle emissioni” benché al momento (con l’inceneritore che già brucia rifiuti per i test preliminari) l’Arpa sia la sola ad eseguire questa attività.

Eppure qualcosa si poteva fare, e molto prima. Secondo alcuni si poteva fare tanto, se non per fermare il termovalorizzatore almeno per mettere Iren nelle condizioni di dover rinunciare. La pensano così gli avvocati Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, da tempo attivi per bloccare il forno. A metà aprile, avevano segnalato come a loro avviso l’impianto non potesse ottenere il certificato di agibilità dal Comune. Il motivo? “Il cantiere non è terminato, quindi non ha rispettato la scadenza insita nel permesso di costruzione. Mancano i documenti relativi ai collaudi antisismici, nonché il bosco di mitigazione intorno al forno. Dovrebbe essere ultimato, invece è molto indietro”.

Il Comune ha recepito, in parte, gli argomenti degli avvocati, presentando un esposto alla magistratura per presunto abuso edilizio. Ma siccome il diavolo mette la coda nei dettagli, occorre specificare che l’esposto è arrivato tardi: solo l’8 maggio scorso. La partenza dell’attività preliminare dell’impianto entro il 30 aprile (il 29 la prima fumata dovuta a rifiuti) ha consentito a Iren di non perdere i contributi per i certificati verdi, i cosiddetti Cip 5 e Cip 6: qualcosa come 4,5 milioni all’anno per 15 anni, presi dalle bollette energetiche e “girati” dallo Stato alla multiutility. Perderli poteva rappresentare un macigno sulla strada dell’inceneritore.

Ma seguendo il più classico dei canovacci della politica italiana, i grillini parmigiani hanno optato per un doppio binario: parole “di lotta”, azioni “di governo”.

Finché si tratta di slogan e manifestazioni (una, del Gcr, con la partecipazione dell’assessore Folli fin sotto le sue stesse finestre) si resta contro il forno. Magari si ingaggia anche l’esperto di reati ambientali Paolo Rabitti (15mila euro di consulenza esterna) per vagliare l’iter autorizzativo e scoprirne i punti deboli. L’attesa relazione, prevista per la fine del 2012, è stata resa solo mercoledì scorso durante una commissione Ambiente semi segreta. Peccato che non vada proprio nella direzione auspicata. Dice Rabitti: “Difficile un altro blocco dell’impianto, da un punto di vista tecnico c’è poco da fare. La revoca dell’opera per il Comune sarebbe pesante e pericolosa”.

Iren mon amour

Quello che Pizzarotti non diceNei fatti, quindi, Iren è intoccabile, e così il suo inceneritore. Con buona pace dei “cittadini” che dovevano rivoluzionare democraticamente la politica e la società in Italia.

Per cominciare, parliamo di un’azienda quotata in Borsa. Quindi, con pesanti eccezioni alla sbandierata trasparenza, se ne parla il meno possibile (vedi la commissione con l’audizione di Rabitti). Ma Iren per l’amministrazione Pizzarotti è molto di più. A partire dai quattro milioni di dividendi distribuiti quest’anno al Comune di Parma, che è socio al 6% della società, e proseguendo proprio con le azioni , date in pegno ad alcune partecipate (il Comune ha diritto ai dividendi come usufruttuario) che grazie ad esse tentano di ottenere i prestiti necessari dalle banche: essenziali per contenere i debiti e garantire servizi e opere pubbliche. Si aggiunga che proprio l’inceneritore di Parma figura tra i progetti che spingono e spingeranno in alto il valore di Iren, e il quadro è chiaro.

Senza dimenticare che è in atto a Parma l’avvio di una raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti sempre più spinta. Chi se ne occupa? Sempre Iren.

Forse è anche per tutto questo che sulla governance del ramo emiliano della multiutility si è trovato un pieno accordo tra Parma e Reggio, altrimenti divise su tutto. Accordo celebrato da un voto unanime nel consiglio comunale di piazza Garibaldi, dove il Pd è all’opposizione. Negli stessi giorni, con i buoni uffici del neo ministro e quasi ex sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, Pizzarotti è entrato nell’ufficio di presidenza dell’Anci.

Sulla riva

Una bacchettata a Iren sull’inceneritore è intanto arrivata una settimana fa dalla Provincia (a guida Pd), che ha lamentato i lavori per l’impianto di depurazione non ancora conclusi e intimato un rinvio per l’esercizio a regime (previsto per il 27 luglio). Il 5 giugno, invece, è attesa la decisione della Cassazione sull’istanza di sequestro del cantiere fatta mesi fa dalla Procura.

E il Comune? Guarda, aspetta e se può tace. Alla fine, è tutta una questione di proverbi cinesi. I grillini parmigiani hanno scordato in fretta che “la rivoluzione non è un pranzo di gala”. E si sono seduti sulla riva del torrente (non abbiamo fiumi a Parma), in attesa che qualcosa si risolva da sé.

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One Response to Inceneritore di Parma: quello che Pizzarotti non dice

  1. Avatar
    roberto 31 Maggio 2013 at 11:00

    Questo mi pare (anche) un elogio al senno degli amministratori