Pizzarotti o della banalità del cambiamento

Federico Pizzarotti

La rivoluzione ha il colletto bianco e il volto di uno sconosciuto bancario. Di Federico Pizzarotti, 39 anni, impiegato del Credem a Reggio, si può dire ben poco. A differenza di Vincenzo Bernazzoli, candidato del Pd riuscito nell’impresa impossibile di perdere le elezioni dopo il disastro targato Vignali&C, non viene dalla politica, anzi di politica è completamente digiuno. Nel suo passato c’è una breve militanza nel Movimento 5 Stelle e una sconfitta alle elezioni regionali. Ma forse è stato proprio l’anonimato la sua carta vincente. Perché di rivoluzionario Federico Pizzarotti non ha niente, se non una fedina penale pulita e un volto rassicurante.

Rassicurante doveva essere anche la faccia esperta di Vincenzo Bernazzoli, amministratore di lungo corso forgiato dalla Cgil. Sull’esperienza Bernazzoli ha costruito la sua campagna elettorale, ponendola sempre e costantemente in antitesi alla vera o presunta incapacità nel gestire la cosa pubblica del suo avversario. Errore grave, gravissimo col senno del poi. Perché a Parma di politici esperti evidentemente ne hanno piene le tasche e il primo ad accorgersene è stato Elvio Ubaldi, il sindaco della grandeur, al quale i parmigiani non hanno perdonato di avere designato per la successione l’allora delfino Pietro Vignali. A poco è servito il pentimento postumo e lo slogan scelto per i manifesti della sua campagna elettorale “Ritorno al futuro” è suonato come un de profundis politico vagamente grottesco. La faccia e il curriculum rassicuranti di Bernazzoli devono avere fatto un po’ lo stesso effetto agli elettori che hanno preferito dare le chiavi della città ad un perfetto sconosciuto.

Intendiamoci, Pizzarotti non ha vinto in virtù di un programma rivoluzionario o perché interprete di quella ribellione anticapitalista contro banche e poteri forti (è pur sempre un bancario e Parma resta una città sostanzialmente borghese e conservatrice) ma perché ha dato l’impressione di essere veramente diverso da chi lo ha preceduto. Sarà anche poco in una normale campagna elettorale, ma a Parma è stato tutto. Solo chi ha vissuto da vicino gli avvenimenti che si sono susseguiti nell’ultimo periodo della giunta Vignali può capire cosa significhi per la città il ritorno alla normalità. Una normalità che i parmigiani hanno visto nel volto del bancario Pizzarotti.

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4 Responses to Pizzarotti o della banalità del cambiamento

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    Valeria 21 Maggio 2012 at 17:37

    Analisi perfetta. Clap Clap.

  2. Avatar
    il nuovo che avanza 21 Maggio 2012 at 19:54

    vogliamo roberto grassi sindaco

  3. Avatar
    Stu 22 Maggio 2012 at 00:19

    Nulla di più vero!
    Diciamo che i parmigiani hanno preferito la “la fasa da brev nanoun” al solito sindacalista votato e rivotato.

  4. Avatar
    Settimaluna 23 Maggio 2012 at 11:41

    Vincenzo Bernazzoli è
    – amministratore
    – di lungo corso
    – forgiato dalla Cgil
    e con questo ho detto tutto.