HomePrimo pianoMasini come Scalfaro: “Io non ci sto”

Masini come Scalfaro: “Io non ci sto”

Sonia Masini*

L’abolizione delle Province riduce i costi o piuttosto gli spazi di democrazia? Per rispondere a questa domanda basta “prendere” qualche numero. A 7 miliardi di euro ammonta, ad esempio, il costo degli enti intermedi nel nostro Paese: i consorzi, le autorità, i vari enti. Le Province rappresentano l’1,35% della spesa pubblica complessiva del Paese. E rispetto alla spesa totale delle Province l’incidenza dei cosiddetti costi della politica è davvero marginale: uno 0,9 (dato riferito allo scorso anno) destinato a scendere ulteriormente dopo la manovra del 2011.

Secondo un’indagine condotta dall’Università Bocconi la soppressione delle Province comporterebbe un ulteriore peggioramento della situazione economica nazionale. Se spostassimo le funzioni delle Province ai Comuni e alle Regioni, stando a valutazioni approfondite, l’efficienza dei servizi diminuirebbe ed aumenterebbero i costi.

Molte Province, e la nostra è certo fra quelle, si sono impegnate a ridurre o a eliminare la spesa pubblica e forse sarebbe bene promuovere un’informazione più corretta in tal senso. Occorre affrontare con urgenza la riforma dello Stato in modo più complessivo, a partire dal Parlamento e passando, immediatamente, alle Regioni, proprio per evitare nuove forme di centralismo. La pubblica amministrazione – dove risiedono tante competenze e buone pratiche di lavoratori, funzionari, amministratori – oggi nel suo complesso non funziona più. Troppe sovrapposizioni, inutili procedure, leggi, regolamenti, circolari, direttive che si susseguono incessantemente e talvolta incomprensibili o in contrasto l’una con l’altra, finendo in realtà per mortificare le migliori intenzioni e deresponsabilizzare sul raggiungimento dei risultati. Si faccia perciò quel che si deve e, se si vuole, si parta pure dalle Province, ma certo non ci si potrà fermare lì se si vuole dar vita a riforme che davvero possano risanare la spesa pubblica e far funzionare lo Stato. Si potranno abolire le Province, certo, ma non la provincia, che non è una semplice sommatoria di comuni, non tanto e non solo uno spazio geografico o un’entità amministrativa contemplata dalla Costituzione, ma un luogo costruito dalla storia. Come l’ha definita il professor Marino Niola “il nocciolo duro dell’antropologia nazionale, fatta più di un popolo che di cittadinanza, di comunità più che di società”, una fabbrica vera dell’identità italiana, un elemento di coesione sociale e territoriale, senza la quale non vi è sviluppo equo.

Se ne cambino dunque dimensioni e funzioni, aumentando il numero medio di abitanti e caratterizzandone il ruolo soprattutto per ciò che riguarda la pianificazione, la programmazione nonché la gestione a soli pochi settori, senza sovrapposizioni con i Comuni. Ciò però avvenga contemporaneamente ai cambiamenti necessari e maturi nelle altre articolazioni e rappresentanze democratiche dello Stato, altrimenti l’effetto potrebbe essere opposto alle aspettative. Possiamo certo prevedere errori nei cambiamenti, ma non ce ne potremo permettere molti. Sarà perciò meglio fare bene, fare presto e fare insieme.

*Presidente della Provincia di Reggio Emilia

Ultimi commenti

  • ultime notizie ulle prossime elezioni 2013.
    si profila accordo per proporzionale con sbarramento. Accordo su primo ministro di mediazione tra pd pdl e udc che faranno ancora governo insieme. dopo 2 anni di monti non potranno fingere di litigare e presentarsi divisi. cari amici del pd e del pdl …che dire…siete alleati di governo e lo sarete per molto tempo…auguri e figli maschi.

  • Almeno il 20-30% dei dipendeni statali, regionali, provinciali e comunali è totalmente inutile.
    La fonte, scientificamente inattendibile, sono io stesso, perchè vedo coi miei occhi la vita che fanno codesti dipendenti e vedo che molti sono finiti nel pubblico perchè nel privato non sarebbero durati una settimana.

    Quindi, i calcoli ufficiali sono tutti giusti, ma purtroppo ci si dimentica di dire che c’è una marea di persone che prende lo stipendio senza produrre NULLA di buono per la comunità.