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L’Italia, il debito e quello che le agenzie non dicono

Alessandro Pala

E’ ormai diventata prassi comune considerare una delle debolezze del sistema Italia l’elevato debito pubblico, o meglio l’elevato debito rispetto al Pil. Oggi sfiora il 120% circa ed è a livelli molto simili a quello che era esattamente 20 anni fa. Verrebbe da chiedersi come mai proprio ora questo debito fa così paura, tanto da essere uno degli argomenti principali per i vari downgradings operati dalle agenzie di rating.

Certo, il debito c’è ed è figlio di una politica fiscale assolutamente dissennata a partire dagli anni ’70, con costi sociali assolutamente non in linea con il ritmo di crescita del nostro paese, ma stranamente quando si parla di debito ci si dimentica sempre di considerarlo nella sua interezza. Il debito infatti è sia pubblico che privato. Se il debito pubblico è la punta dell’iceberg visibile, quello privato è tutto ciò che rimane sotto l’acqua ed è quindi molto più difficile da valutare. La somma di questi due debiti, prende il nome di “debito aggregato”.

Le stesse agenzie di rating (quelle che davano la tripla A a Lehman Brothers o che consideravano Parmalat come un’azienda assolutamente solida) sembrano spesso ignorare questo concetto, e sinceramente non si capisce il perchè dato che per certi versi il debito privato è anche più rilevante di quello pubblico.  Un motivo potrebbe essere che questo debito viene ignorato di proposito perchè prendendolo in considerazione molti dogmi da salotto (o da agenzia?) iniziano a cadere. Le cicale diventano quasi delle formiche, mentre le formiche iniziano a tirare fuori la chitarra e a cantare.  Ma veniamo ai dati.
Considerando tutti i vari debiti (governativo, bancario, corporate e privato), la medaglia d’oro va al Giappone. Risultato in linea con il debito pubblico. Il debito totale è circa del 512% rispetto al Pil.  Ecco però che in seconda posizione arriva la sorpresa più interessante : il Regno Unito con un debito bancario stellare si piazza appena dietro al Giappone con un poco rassicurante 507%. Medaglia di bronzo invece per la Spagna. Dov’è l’Italia? Nella top ten, purtroppo, ma dietro ai cugini francesi (346 contro 314%), e davvero poco distante dai tedeschi campioni dell’austerità (278) e addirittura l’ottimo Canada (276%). Siamo appaiati con la Corea del Sud.

Ricordiamo che Giappone e Regno Unito sono valutate rispettivamente AA+ e AAA da S&P. Insomma, nella cosiddetta crisi del debito e con un credit crunch evidente nel mercato interbancario, ecco che i due paesi con la più alta esposizione debitoria mondiale totale e con alcune delle piu alte esposizioni del debito bancario sono giudicati fra i più sicuri in assoluto,di certo molto più sicuri dell’Italia che pure vive una situazione difficile ma decisamente in linea con altri paesi più virtuosi.

La realtà è che questi dati sono noti sicuramente a tutti gli operatori del settore, ma volutamente poco considerati perchè altrimenti metterebbero in evidenza i reali problemi del debito mondiale, che continua inesorabile a crescere. Di certo l’Italia dovrà fare un lavoro mostruoso per correggere la traiettoria, agendo soprattutto sul “denominatore”, ossia sul Pil attraverso continui impulsi alla crescita più che sull’abbattimenento nominale del debito, ma chi fa oggi la morale farebbe bene a guardarsi sotto i piedi. A meno che non decidano ancora una volta di scaricare il fardello sui cittadini, com’è stato fatto nel 2008 e com’è stato fatto dopo la Seconda guerra mondiale attraverso una cospicua inflazione, tassi d’interesse nulli per tempi indeterminati ed alleggerimenti quantitativi multipli.  Curioso come tutti e tre i parametri calzino perfettamente con la politica monetaria americana (e britannica).

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