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Iren, non è tutta colpa dei manager

C’è aria di resa dei conti in casa Iren. D’altra parte i numeri parlano chiaro: -74% del valore del titolo bruciato a Piazza Affari in un anno, un’indebitamento che si aggira intorno ai 3 miliardi e utili in calo. Alle questioni economiche si aggiungono problemi di governance che non sono nuovi ma sono diventati sempre più evidenti. A fare saltare il tappo è stata la cedola che i comuni azionisti hanno incassato nel 2011: 0,013 euro per azione, briciole rispetto ai dividendi milionari degli anni precedenti.

E’ fissato per la settimana prossima un incontro tra il sindaco di Reggio Graziano Delrio e i primi cittadini di Genova e Torino Marco Doria e Piero Fassino (questi ultimi rappresentano il 35% dell’azionariato) per trovare una via d’uscita a una situazione sempre più difficile. Nel mirino si sono il presidente Roberto Bazzano, l’ad Roberto Garbati e soprattutto il direttore generale Andrea Viero. C’è chi ha ventilato l’ipotesi di un azzeramento immediato del managment, ma è molto probabile che i tre dirigenti restino al loro posto fino alla naturale scadenza del mandato che coinciderà con l’approvazione del bilancio 2012. Di certo si sta entrando in una fase cruciale per il futuro della utility e, al di là delle dichiarazioni di prammatica, ci sono profonde divisioni nel fronte dei sindaci azionisti.

“Il tema della riscrittura della governance mi sembra opportuno – ha dichiarato Delrio alla Reuters -Lo start up dell’azienda richiedeva alcuni equilibri, adesso l’idea è quella di trasformarla in un’azienda più radicata sul territorio. Stiamo cercando di incrociare le agende con i sindaci di Genova e Torino, Doria e Fassino. Credo che la prossima settimana ci vedremo. Fra di noi c’è un’ottima unione di intenti e di direzione di marcia”. “Una governance semplificata – ha aggiunto Delrio – vuol dire strutture di primo livello ridotte, quindi strutture territoriali più forti per tagliare i costi e la frammentazione dell’operatività. Lo slogan è: più holding e più territorio”.

La strada indicata dunque è quella di cambiare vertici e struttura societaria. E’ sufficiente per uscire dal guado? Probabilmente no. E’ quantomeno illusorio pensare di risolvere il problema della governance  trasformando le società di primo livello (Energia, mercato, acqua e gas, Emilia e ambiente) in divisioni. Lo slogan “più holding e più territorio” per usare le parole di Delrio, è appunto uno slogan. Inoltre, cambiare la struttura dopo solo due anni dalla nascita della multiutility frutto della fusone di Iride ed Enìa significa prendere atto di un fallimento colossale, altro che equilibri richiesti dallo start up.

Infine, si rende necessario un appunto sugli stipendi dei manager. Se i dirigenti guadagnano più di Obama è evidente che lo scandalo c’è, però non può essere un alibi per distogliere l’attenzione dalle gravissime responsabilità di chi governa. Basti un esempio: il Comune di Torino è sommerso dai debiti e non ha pagato bollette per 300 milioni. Iren però non gli ha ancora staccato la corrente.

Ultimi commenti

  • mi stupisco di voi . cosa è questa minchiata dei facchini. vergognatevi, fate anche voi i sindacalisti massimalisti della cgil? andate a cagare va

  • Caro Pippo, i facchini in questione ce l’hanno forse più con Cgil che con la Snatt. Quando verrà proiettato l’intero documentario, in qualche luogo pubblico, capirà. Faccia intervenire anche Pluto e Topolino che magari sono meno irascibili