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2012, una speranza contro gufi e analisti

Alessandro Pala

Ci lasciamo alle spalle un anno nero per l’economia mondiale. E se il bilancio del 2011 è pessimo, pare che non possiamo aspettarci qualcosa di meglio dal 2012, non tanto per le profezie dei Maya quanto per la recessione conclamata dell’Europa, ed un possibile double dip (doppia recessione) mondiale che fa seguito a quella del 2008.

Ma proviamo ad elencare alcuni elementi di speranza, che ci consentono di guardare al futuro con un moderato ottimismo. Il primo è per certi versi un punto scarmantico. Basta riguardare le analisi di scenario di fine 2010, e tutti gli analisti/esperti concordavano in una frase che può essere riassunta così : il 2011 sarà l’anno della definitiva ripresa.  A tal proposito,voglio prendere in prestito una delle regole, precisamente la numero nove ,del decalogo del noto economista Bob Farrell che cita : “Quando gli analisti sono concordi sulla tendenza dei mercati, qualcosa d’altro sta per accadere”. Questo si è verificato in senso negativo nel 2011, speriamo che accada in senso positivo nel 2012.

La seconda è che la Banca centrale europea sembra essere scesa in campo in barba dei dettami di rigidità teutonici. Non nel mondo in cui si aspettava il mercato, ossia con un quantitative easing (alleggerimento quantitativo) simile a quello gia operato dalle altre banche centrali (USA,UK e Giappone)  a seguito della crisi del 2008. Ricordiamo infatti che, sic stantibus, la Bce per statuto non può agire come le altre banche centrali, e non può quindi diventare prestatore di ultima istanza (in soldoni significa che non può stampare denaro per comprare i titoli governativi dei paesi in difficoltà). Nulla le vieta però di fornire liquidità illimitata alle banche europee per far fronte al congelamento del mercato interbancario (ossia le banche che non si prestano più soldi vicendevolmente) e alla conseguente crisi di liquidità. Ed ecco che il “nostro” Draghi ha tirato fuori dall’arsenale proprio questa tattica, denominata in gergo LTRO. La Bce quindi, ha prestato alle banche europee circa 500 miliardi di euro a scadenza tre anni, ad un tasso irrisorio, ossia dell’1%.

In questo modo, Draghi è riuscito a non irritare i rigidi tedeschi  (ma in Germania le banche hanno attinto senza troppi complimenti a questa generosa offerta) e a evitare almeno per un certo periodo la temuta crisi di liquidità indicata dalla direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde come il principale problema collegato alla crisi del debito europeo.

E’ difficile dire, ora, se quest’arma si rivelerà sufficiente per ristabilizzare il mercato (questa manovra verrà ripetuta anche a febbraio), dato che per ora le banche hanno parcheggiato il fresco denaro nella stessa Bce. Questa operazione sembra intuitivamente senza senso: pagare l’1% e poi investire in un’operazione che garantisce lo 0.25% pare un’assurdità. In realtà questo “parcheggio” va letto in una mera ottica contabile, in vista del 31 dicembre. In questa data infatti, si chiude l’anno contabile e con esso il bilancio d’esercizio e le banche ovviamente vogliono mostrare un bilancio più pulito possibile: meglio far vedere agli investitori che il denaro è investito in titoli Bce invece che in BTP o in titoli portoghesi.

Resta da vedere come queste banche utilizzeranno il denaro da gennaio 2012. Lo useranno per rilanciare l’economia reale oppure come mera operazione speculativa? Lo vedremo presto.

Il terzo ed ultimo punto è forse il più banale, ma probabilmente il più importante.  Al contrario del 2008, i motivi della crisi del 2011 sono assolutamente noti e facilmente identificabili. E se nel 2008, la crisi era puramente economica, nel 2011 la crisi, come afferma lo stesso premio nobel Paul Krugman è essenzialmente politica. Certo, sappiamo benissimo che nella storia recente movimenti politici sono stati capaci di distruggere intere nazioni, ma si spera  che le nazioni abbiano imparato alcune importanti lezioni dal passato. Una crisi politica, è sicuramente piu facile da risolvere, rispetto ad una crisi puramente economica. Come dice il saggio popolare : basta volerlo.

Ultimo commento

  • Caro Pala, lei è anche troppo ottimista. Speriamo davvero che gli analisti si sbaglino. Ho l’impressione che il 2012 sia l’anno del “o la va o la spacca”