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Unipeg addio dopo 70 anni, l’assemblea vota scioglimento e messa in liquidazione

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Nel silenzio generale, sabato mattina si è chiusa una pagina di 70 anni di storia cooperativa reggiana: l’assemblea dei soci di Unipeg ha votato lo scioglimento e la messa in liquidazione della cooperativa. Certo, il colosso nel settore della carni era già di fatto divenuto modenese, dopo che a fine maggio 2016 era stata perfezionata la cessione dell’attività di produzione e trasformazione a Inalca del gruppo Cremonini. Una operazione che aveva permesso a Unipeg di fare cassa per 86 milioni (compresi i debiti accumulati) e di mettere a posto l’ultimo bilancio. Nei primi 4 mesi del 2016 Unipeg aveva accumulato perdite gestionali per 2,5 milioni e a questo si aggiungono svalutazioni per 12 milioni di euro. Ma il nuovo maxi – buco è stato coperto per intero dalla cospicua plusvalenza della cessione ad Inalca dei due rami aziendali: 15,7 milioni. Insomma, la vendita dei due rami d’azienda è stata provvidenziale per impedire che la situazione prendesse una piega ancor più negativa per la cooperativa.

Ma la partita in realtà non è conclusa con lo scioglimento: ora c’è la liquidazione e “il piano finanziario – si legge nel bilancio – stima progressivamente il pagamento integrale dei debiti verso terzi, fra cui anche il prestito da soci”. Il prestito soci vale circa 1,4 milioni di euro. In che tempi maturerà il rimborso? “Il rimborso del capitale ai soci sovventori e finanziatori – si legge sempre nel documento – per i quali in parte sono maturati i termini per la richiesta di restituzione, è stimabile nel medio termine e condizionato, così come per i soci ordinari qualora si ragioni in ottica di mera liquidazione, alle condizioni e termini con cui si concretizzeranno le cessioni e gli incassi degli assets residui”. A tal proposito, non manca qualche pesante incertezza.

Basta leggere quanto segue, sempre ripreso dal bilancio: “Le principali partecipazioni non beneficiano di un mercato “liquido” e allo stato attuale non si sono riscontrati interessi da parte di potenziali acquirenti. Non si può quindi escludere che pur nel ricercare le più convenienti opportunità di realizzo sul mercato, possano emergere ulteriori svalutazioni in sede di vendita delle stesse”. Il tema del prestito sociale ha già causato qualche grattacapo a Unipeg: un socio sovventore ha chiesto di riavere indietro la sua quota a inizio 2016 e ha ottenuto dal Tribunale di Bologna un sequestro conservativo di ben 1 milione di euro sul conto corrente della cooperativa, prima di essere regolarmente liquidato. “Nei primi mesi dell’esercizio 2016, il socio sovventore Vincenzo Genco Russo – si legge nel bilancio – ha comunicato il proprio recesso, richiedendo l’immediato rimborso della sua quota sociale, pari a 1,0 milione di euro”. “Nel mese di luglio 2016 – si legge sempre nel bilancio – il socio sovventore ha ottenuto dal tribunale di Bologna un sequestro conservativo per un importo pari 1 milione di euro. Il sequestro ha avuto ad oggetto somme liquide disponibili su conto corrente. La società ha così dovuto procedere per addivenire ad un accordo transattivo con il socio sovventore Genco Russo, con successivo rimborso integrale della sua quota”.

Infine va sottolineato che il sistema cooperativo ha fatto la sua parte per mettere una pezza ai conti di Unipeg: basti pensare che il fondo mutualistico di Legacoop, Coopfond, ha comprato le quote che Unipeg possedeva in Cooperare spa, lo strumento di investimento in capitale di rischio nato per incoraggiare le cooperative aderenti a Legacoop ad intraprendere operazioni straordinarie). Le prime due tranche hanno portato in Unipeg 6,6 milioni di euro.

Ultimo commento

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    Unipeg non è fallita, non esiste più, ha cessato la sua ragione di esistere. L’occupazione quasi interamente salvaguardata, sono passati tutti sotto Cremonini tranne alcuni impiegati