HomeAttualitàUnieco: no delle banche al piano di ristrutturazione

Unieco: no delle banche al piano di ristrutturazione

Unieco:

Ore difficili per Unieco. Il consiglio di amministrazione dell’ex colosso cooperativo ha preso atto dello stop imposto dalle banche creditrici al piano di ristrutturazione del debito, oltre 300 milioni di euro che pesano come un macigno sul futuro del gruppo di via Ruini.
Di conseguenza sono state avviate le procedure, in via prudenziale, sia per un bilancio in grado di garantire la continuità aziendale, sia per la liquidazione della società.
Diverse opzioni sono sul tavolo, e c’è ancora una possibilità positiva nella crisi, tuttavia il cda non può sottrarsi a valutazioni realistiche della situazione.
A quanto si è appreso, è  Banca Monte Paschi ad aver respinto il piano di ristrutturazione presentato da Oxy, società che si occupa della liquidazione di attività di grandi aziende. Piano che prevede il trasferimento di gran parte del patrimonio immobiliare di Unieco a un fondo che Oxy dovrebbe acquistare insieme a Attestor Capital, destinati così ad acquisire oltre al patrimonio anche il debito di Unieco con le banche, per consentire la ripartenza della società cooperativa (magari con un nome diverso).
Tuttavia gli istituti di credito dovrebbero rinunciare a parte dei loro crediti, e proprio su questo punto il piano si è arenato con il niet di Montepaschi, ma anche di Cariparma e di Unicredit, che rappresentano il grosso del credito, all’interno di un pool di 13 istituti.
La conseguenza è che verrebbe meno anche la linea di 25 milioni di capitali freschi indispensabili per mandare avanti l’attività aziendale.
E sempre aperta la trattativa per la cessione della divisione Unieco a Iren ambiente, anche se la settimana scorsa è scaduto il termine delle sei settimane per la trattativa in esclusiva.

Coopsette:

Il commissario Giorgio Pellacini ha depositato lo stato passivo di Coopsette, la cooperativa di Castelnovo Sotto, finita in liquidazione coatta amministrativa con un monte debitorio di 790 milioni di euro, e ha ammesso quasi 3mila 700 soci, fra cui 1.160 dipendenti o ex soci. Oltre 2mila e 500 creditori invece sono fornitori, banche e entità finanziarie.

Pellacini, tuttavia, ha escluso o classificato come chirografari tutti i crediti derivanti da rapporti sociali, quindi anche i prestiti sociali: si tratta di circa dieci milioni di euro, in capo soprattutto a pensionati (che avevano depositato nella cooperativa parte della liquidazione) che di conseguenza perderebbero tutto.

Il comitato soci ha messo il dossier nelle mani della Federconsumatori che era riuscita a ottenere l’intervento del sistema Legacoop a favore dei prestatori di Orion.

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