HomeAttualitàUna poltrona per uno: Manghi e Costa allo scontro Pd

Una poltrona per uno: Manghi e Costa allo scontro Pd

Non chiamatelo Gian Maria Manghi in Volontè Castagnetti, non sarebbe nemmeno giusto. Certo parrebbe essere l’uomo “forte” della candidatura Pd al prossimo congresso che saluterà il nuovo segretario nel dopo Ferrari. Ma non l’unico. Dopo la sua presentazione ufficiale, a fianco di un composito mix di vecchie guardie e “nuove” leve del partito, Manghi avrebbe rifiutato di recedere davanti alla candidatura proposta in chiave unitaria dalla controparte di Emanuele Cavallaro, vicesindaco di Rubiera. Cosicché lo scontro correntizio sarà ancora una volta inevitabile. Lui contro Andrea Costa, sindaco di Luzzara. E forse un terzo incomodo, voluto dai civatiani delusi e come tali non rappresentati.

In soldoni e per quel che può valere (oltreché durare) Manghi, sindaco di Poviglio, sarebbe l’espressione dei renziani e di parte dei civatiani, Costa invece quella dei cuperliani e dei lettiani. Venerdì 11 comunque le candidature saranno chiuse. E, con ogni probabilità come dicevamo, si andrà al redde rationem “amichevole” interno, seguendo una logica mutuata dal Pd nazionale seppur con le dovute proporzioni.

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Delrio-Renzi: l’asse pro Manghi

E’ lecito parlare di rinnovamento? E di uomini che hanno governato il partito portandolo al successo? 43enne, già nella segreteria di Giulio Fantuzzi, poi in quella di Roberto Ferrari, ultimo segretario della Margherita, ex bersaniano convolato (con molti altri) sul carro renziano, Manghi non parrebbe avere propriamente il pedigree del “rottamatore” nonostante una certa corrispondenza fisiognomica col sindaco di Firenze. Ne sembra infatti una versione un po’ più bonaria e accomodante. Piuttosto quella del “riparatore“. Al riparo insomma da brutte sorprese. D’altronde questa sorta di trasformismo leggero (restiamo in fin dei conti nell’ambito della stessa formazione partitica), è tradizione consolidata quando i leader cambiano e i sondaggi cantano.

Quei “deliri correntizi” di cui ha parlato da Roma l’onorevole reggiano Paolo Gandolfi non sempre sono venuti per nuocere. Manghi ha candidamente ammesso che non gli dispiacciono. A meno che non diventino “centri di potere”. A lui, o a chi per lui dunque, l’onore di evitarlo.

 

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