HomeInterventiSenatori a vita. Lavoratori a morte

Senatori a vita. Lavoratori a morte

Ai più sembra essere sfuggito il colpo letale inflitto dal Capo dello Stato sulla strada del tentativo di riavvicinare i sudditi alla cosa pubblica. La nuova infornata di quattro senatori a vita in un contesto di crescente povertà generale infatti non rappresenta un colpo mortale alla democrazia per il denunciato (dai giornali berlusconiani) probabile puntello centrosinistrico di questi ultimi al sempre claudicante governo Letta. Bensì uno schiaffone simbolico alla sensibilità della gente che non arriva più a fine mese.

Si badi bene, la presente incazzatura non attiene all’indefinibile mondo del populismo verbale ma a un’accurata raccolta di commenti trasversali carpiti alla vigliacca (e alla viva il parroco) nei luoghi pubblici frequentati dallo scrivente. Questo miliardo e mezzo di euro annuali in più di soldi pubblici sputtanati per arricchire le tasche certo di degnissimi personaggi ma assolutamente non bisognosi di ulteriori riconoscimenti economici (civili e gratuiti ne possiamo elargire anche tutti i giorni), grida vendetta agli occhi del dio riformatore che vorrebbe non certo l’allungamento del tavolo senatoriale bensì l’abolizione di uno dei due rami del Parlamento. Palazzo Madama appunto.

abilire_senatoriL’Ocse avverte che tra i Paese avanzati l’Italia, unica nel consesso dei cosiddetti grandi, soffre di un Pil negativo al -1,8% con una disoccupazione crescente e intere generazioni destinate ad essere tagliate fuori dal sistema produttivo. Non passa quasi un giorno senza un suicidio per motivi economici. Il cachet abbadiano, per le sue assidue frequentazioni al Valli di Reggio, dalle nostre parti lo si conosce abbastanza bene. Lo stato della crisi societaria, di cui facciamo parte, anche. Che bisogno c’era che il sindaco facente funzione Ugo Ferrari si lanciasse, a nome della comunità pagante, nell’elogio del privilegio quaternario? 

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