Rotta la tregua

Qualcuno riesce a spiegarci cosa ha fatto concretamente in questi mesi il governo Letta, oltre a passare di convegno in convegno ad annunciare volontà riformatrici? L’impressione è che la società abbia emesso per l’esecutivo una cambiale ormai in scadenza. E i segnali sono evidenti: l’ultimo, le sonore fischiate Confcommercio al ministro Zanonato davanti al suo “vorrei ma non posso” sull’ennesimo previsto aumento dell’iva.

Da parte sua il premier ha annunciato alla platea Cisl (dopo che Bonanni aveva definito “al limite del collasso” la situazione italiana) l’incentivo da un miliardo di euro per l’assunzione dei giovani e si appresta alla “prima” da aspirante leader europeo non troppo succube della Merkel. Venerdì a Roma infatti vertice tra Italia, Spagna, Francia e Germania; Enrico Letta cercherà di convincere i partners a dirottare i fondi Ue su quella occupazione, senza la quale il Paese non può salvarsi.

Per ora molti proclami e sbandierate buone intenzioni ma poca sostanza anche se non si può chiedergli di risolvere in poco tempo quello che gli altri non hanno fatto pur avendo circa mezzo secolo a disposizione. Della riforma elettorale, del taglio del numero e dello stipendio dei parlamentari, del federalismo fiscale, dell’abbassamento delle tasse e degli sgravi per le imprese quasi non si parla più. All’attivo del governo solo un controverso disegno legge per arrivare in tre anni all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (già abolito da un referendum 15 anni fa); sotto il quale, dicono i maligni, si nasconde un’enorme fregatura. Staremo a vedere.

Le sirene sul fronte economico continuano intanto a suonare motivi d’allarme: le Borse in calo, lo Spread in crescita, i mutui in caduta libera e il presidente Bce Mario Draghi che avverte come il risanamento dell’Italia presenti dei rischi. Anche il risanamento sarebbe dunque rischioso. Col presidente della Repubblica Napolitano che di tanto in tanto sembra essersi pentito di aver accettato la poltrona-bis.

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