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Province, la parola d’ordine è “svuotamento”

Province, la parola d'ordine è "svuotamento". Ma la riforma è a rischio Fallito il riordino/accorpamento tentato da governo Monti, ci rirpova Letta a sbarazzarsi di quello che sembra diventato l’unico problema della pubblica amministrazione: le Province. La parola d’ordine adesso è “svuotamento”: è la nuova tecnica per tentare di aggredire il presunto mostro fatto di spese e inutilità.

Le cose non stanno così: abbiamo fornito dati e cifre che dimostrano inequivocabilmente che i veri costi della macchina pubblica si trovano altrove. E che senza un ripensamento globale dell’amministrazione pubblica si rischia di spendere di più. Ma la propaganda in Italia è più tenace dei fatti.

Se lo “svuotamento” dovesse andare in porto le Province avranno soltanto più funzioni di pianificazione territoriale, ambientale, trasportistica e di gestione delle strade. Enti di secondo livello ma con mere funzioni di pianificazione per viabilità, ambiente e programmazione scolastica.

Scompare la Giunta provinciale, mentre presidente sarà un sindaco, eletto dall’assemblea dei primi cittadini del territorio. Il Consiglio provinciale sarà costituito dai sindaci dei Comuni con più di 15mila abitanti e dal presidente delle Unioni di Comuni facenti parte del territorio con più di 10mila abitanti. I  nuovi organi di governo dovranno nascere entro venti giorni dalla proclamazione dei sindaci eletti nelle prossime consultazioni amministrative, quindi all’inizio dell’estate 2014 e gli organi in scadenza elettorale  o i commissari che hanno sostituito i presidenti di provincia resteranno in carica fino a quella data.

Il disegno di legge in 23 articoli, frutto del lavoro del ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, mette sul piatto un miliardo di risparmi nel giro di un paio d’anni. E ieri è arrrivato il primo via libera. Ma la strada è tutt’altro che segnata perché il disegno di legge deve passare dal parlamento. E’ dalle parole dello stesso Delrio traspare il timore che vada a finire come la scorsa volta, quando il progetto di riordino di Monti venne bloccato da una cascata di emendamenti: “Puntiamo a che non ci sia il rinnovo delle amministrazioni provinciali nelle elezioni del 2014: pensiamo di convincere il Parlamento che sia necessario. Abbiamo speranza e fiducia, ma non la certezza”

 

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    Non si capisce bene se ne licenziano un po’ oppure, come sempre, li tengono tutti inutilmente fino alla pensione.