HomeAttualitàPoltrone (da segretarie) che scottano: il giallo Iren-Comune

Poltrone (da segretarie) che scottano: il giallo Iren-Comune

Il quotidiano Libero diretto da Maurizio Belpietro ha ripreso in prima pagina una recente apertura della nostra testata online (scorrettamente ma as usual senza una citazione), quella relativa al “giallo” di una segretaria dello staff dell’ex sindaco Delrio assunta a tempo indeterminato in Iren Ambiente nella segreteria di direzione, con stipendio niente affatto male. Andandoci giù un po’ pesante e buttandola un po’ in vacca parlando di “Ministro da buttare”. No, Graziano Delrio non sarà da buttare ma una risposta sulla vicenda del rapporto apparentemente diretto tra la sua segreteria e quella di Iren (in questo caso lo staff dell’amico Andrea Viero) avrebbe potuto fornirla.

Nel frattempo l’ha fornita lo stesso Viero all’articolista di Libero: la scelta della signora Nadia (questo il nome dell’impiegata, già in forze alla segreteria prima della Dc, poi del Partito Popolare infine della Margherita provinciali) è tutta a carico dell’attuale ad e vicepresidente Iren spa. Viero avrebbe scelto la signora in questione su segnalazione della sua ex segretaria. Nonostante nessun curriculum specifico, Nadia avrebbe superato brillantemente un colloquio dopo l’altro fino a diventare, in quattro e quattr’otto la segreteria personale dello stesso Viero. Lasciando al palo altri eventuali aspiranti, laureati e no. Pure un ragioniere 40enne disabile, Massimiliano F., con tutte le carte teoricamente in regola. Questa storia invece è stata tirata fuori dallo stesso Libero; Iren dovrebbe assumere persone con disabilità ma paga le penali per quei posti lasciati vacanti.

renzirio

Matteo Renzi e Graziano Delrio alla Leopolda

Insomma è tutta “colpa” o “merito” di Viero; la trasmigrazione di poltrona dallo staff del sindaco a quella di Iren afferirebbe dunque alla casualità o alle coincidenze fortunate che capitano sola una volta nella vita. E naturalmente non a tutti. I Piccoli azionisti di Iren però sono abituati a pensare male e credono alla buona fede solo a tratti. Così hanno scritto, dopo il nostro articolo, alla stessa direzione parlando di “inopportunità” in un tempo in cui si invoca da più parti (a partire dal recente tavolo della Leopolda che ha visto Delrio fianco a fianco dell’uomo dell’irresistibile ascesa, al secolo Matteo Renzi) di dare una svolta agli italici meccanismi. Dalla cooptazione amicale e da appartenenza alla meritocrazia vera e propria.

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