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Pd, leadership e dinamiche di confronto

E’ tutto in quel vorrei ma non posso di Emanuele Cavallaro, vicesindaco di Rubiera e aspirante candidato unitario (abortito) in vista del congresso Pd, la chiave di lettura delle divisioni locali del partito, specchio più o meno fedele della situazione nazionale. Alla fine della fiera, come sappiamo, un terzetto si sfiderà per la poltrona di segretario provinciale del non rimpianto Roberto Ferrari: il sindaco di Luzzara Andrea Costa, uscito allo scoperto per primo, il sindaco di Poviglio Gian Maria Manghi, sostanziale espressione dell’ala margheritina del partito e l’outsider Roberta Ibattici, che riassume le aspirazioni dei civatiani duri e puri.

La tripartizione di candidati, si dice, è frutto della maturazione democratica di un partito che, omen nomen, è ben lungi dal voler incarnare quella mitizzazione della leadership che vede in un centrodestra adorante da 20 anni Silvio Berlusconi la sua incarnazione più cristallina, e più detestata. Costa aveva rotto gli indugi, per conto di cuperliani e lettiani, considerati l’ala pensante (per i detrattori “calcolante) del Partito democratico, raccogliendo a suo pro centinaia di firme. Pretattica o no, i “poteri forti” del partito di maggioranza locale, rappresentati dal duo Castagnetti-Delrio (tradizione e attualità), avevano in mente il fedelissimo, e spendibile anagraficamente, ultimo segretario della Margherita reggiana Gian Maria Manghi. Oltre a questi già corposi presupposti, Manghi ha dalla sua la carica degli amministratori 40enni, fulminati sulla via di Firenze, dalla verve di Renzi e allettati dalla sirene sondaggistiche di una vittoria facile e a furor di popolo. Il sodalizio tra sedicenti dossettiani e gli ex rampolli Ds contro le truppe più scafate del Pd, non lascerebbe spazio a dubbi. E’ dunque Manghi l’uomo da battere. Il cardinale che entra Papa in Conclave.

Beghe personalistiche e giochi correntizi a parte, ancora una volta la fase precongressuale ci fornisce un resoconto non idilliaco delle dinamiche elettive, cui speriamo prima o poi il partito stesso abdichi in nome semplicemente di un confronto aperto e trasparente tra legittimi aspiranti segretari. Meno anticamere e più piazze, meno salotti e più confronti, solide letture e soprattutto proposte politiche che dovrebbero essere, aldilà delle sponsorizzazioni, il vero nodo dirimente della scelta di un capo.

Ultimo commento

  • Tanto vince sempre chi può promettere ai raccoglitori di voti:
    – aiuti,
    – posti di lavoro in qualche ente,
    – commesse edilizie o di servizio,
    – parcheggi,
    ecc.