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Parma, passa tra i mal di pancia la rivoluzione degli asili

A Parma sono in parecchi, ormai, a contrapporre direttamente “pizzarottismo” e “grillismo”. Colpa o merito delle scelte – e del modo di portarle avanti – dell’amministrazione a 5 Stelle guidata da Federico Pizzarotti che, forse non a caso, è stata completamente ignorata (anche) nell’ultima campagna elettorale del blog nazionale per le imminenti Regionali. Ma forse il carattere dominante dello stile dell’amministrazione parmigiana è un altro: una sorta di renzismo, quanto mai alla moda di questi tempi nelle italiche stanze del potere.

Il consiglio comunale-maratona di ieri – nove ore con discussione infinita sull’esternalizzazione di alcuni asili e la cancellazione di varie classi – ha mostrato, non per la prima volta, un decisionismo muscolare sordo agli strali delle opposizioni esterne ed interne oltre che alle proteste dei genitori ed educatori a dir poco infuriati presenti in aula consiliare.

La delibera che prevede la riorganizzazione delle strutture con l’esternalizzazione di alcune e la chiusura di altre è quindi passata in consiglio, alle ore 23, anche se la maggioranza è passata attraverso mal di pancia, nasi turati e uno strappo esplicito (da parte del consigliere Fabrizio Savani).  Su tutto, il contrasto con il programma elettorale presentato nel 2012. Programma che parla di partecipazione, decisioni condivise con città e minoranze, ma anche di servizi educativi saldamente gestiti dalla mano pubblica.

Bocciata, invece, la richiesta portata avanti dall’opposizione di salvaguardare la scuola materna Tartaruga, una struttura presente da quarant’anni sul territorio che da settembre sarà esternalizzata, e anche quella di congelare la situazione in attesa del referendum consultivo sulla privatizzazione di alcuni servizi presentato dal comitato “AttivarSI per l’infanzia” nei giorni scorsi, che chiedeva proprio di mantenere la gestione diretta. Referendum propositivo senza quorum, benché consultivo, il cui utilizzo rappresenterebbe (tocca usare il condizionale) un punto qualificante del programma a 5 Stelle. Eppure, come ha ammesso il capogruppo del M5S Marco Bosinon si può bloccare tutto a pochi mesi da un servizio che deve partire a settembre”.

Molto dure, in proposito, le minoranze. “Se non si rispetta il programma è ora di andare a casa” ha affermato Maria Teresa Guarnieri di AP. Mentre secondo Giuseppe Bizzi del Pdlei (al sindaco, ndr) oggi ha perso la credibilità”.

Ma le parole più pesanti sono quelle arrivate dall’ex consigliere di maggioranza (ma tuttora 5 Stelle) Mauro Nuzzo. “La nostra doveva essere una rivoluzione gentile e siamo arrivati a una involuzione maleducata. Il Movimento 5 Stelle è una forza che ha proposto una rivoluzione gentile portata avanti da persone molto diverse unite da una sola cosa: il programma. Quello è un contratto con gli elettori, e se non lo si mantiene si va a casa. Questo ho contribuito io stesso a scriverlo, ma ormai è carta straccia: tanto vale farne coriandoli”. Detto fatto, con il documento strappato pagina per pagina.

Dolente, ma non meno aspro, il “dissidente” Fabrizio Savani, 5 Stelle che alla fine non ha votato la delibera. “Sono cresciuto nel quartiere Lubiana, un tempo luogo difficile e di frontiera. Io stesso facevo parte di una banda che tirava sassi ad altri ragazzini. E’ cresciuto grazie a luoghi aggregativi come la parrocchia ( come dimenticare don Valentini ) e appunto il plesso dove sorge il Tartaruga. I soldi non possono essere la nostra unica stella polare, altrimenti il dialogo con la città si interrompe. Qui non si parla di vincitori e vinti, ma di diverse tonalità di sconfitti”.

La difesa da parte della giunta si è concentrata soprattutto sui tagli del governo agli enti locali. Per il sindaco Pizzarottiad oggi abbiamo ancora undici milioni di tagli sul bilancio per le scelte del governo. Potremmo accontentare le persone che protestano qua e togliere 150mila euro di aiuti per pagare le bollette ad altri che non verrebbero qua a protestare. Questa scelta sugli educativi non danneggia il servizio”. Poi, rivolgendosi direttamente al pubblico ha bollato come legata al particolare e non al bene comune collettivo la battaglia dei genitori del Tartaruga. E rivolto ai suoi: “Alcuni consiglieri comunali del M5S si fanno scrupoli perché ascoltano chi della minoranza ha il pelo sullo stomaco”.

A Reggio le rette non sono state alzate ma il calo delle iscrizioni è stato del 22% contro il 16% di Parma” ha aggiunto la vice sindaco con delega ai Servizi educativi Nicoletta Paci dopo gli interventi dei consiglieri. “La colpa è del governo che taglia”. Nonostante questo “i servizi educativi sono il settore che abbiamo cercato di mantenere con più investimenti” ha aggiunto l’assessore al Bilancio Marco Ferretti.

Il capogruppo del Pd Nicola Dall’Olio ha chiosato lamentando da parte della giunta la mancanza di un “progetto pedagogico-educativo”, e prevedendo la “perdita di lavoro diretta e indiretta. Con la riorganizzazione – ha aggiunto Dall’Olioche prevede chiusure di strutture, riduzioni di sezioni e cambiamenti di gestione, si perdono infatti 183 posti, quasi tutti nei nidi. La realtà dei numeri dice anche che i tagli pesano tutti sulle strutture gestite direttamente dal Comune. L’amministrazione comunale perde infatti la gestione di 102 posti nelle scuole per l’infanzia e 113 posti nei nidi, mentre il numero complessivo di posti gestiti dalle società partecipate ParmaInfanzia e Parma Zerosei cresce di 32. Non male per un’amministrazione che si era presentata agli elettori promettendo nel proprio programma il “massimo sostegno alla rete pubblica dei nidi e delle scuole per l’infanzia” e la “progressiva chiusura della partecipata Parma 0-6” (pp. 45-48 del programma 2012 del M5S). Qui si fa l’esatto opposto di quello che si è promesso riducendo ed esternalizzando i posti gestiti direttamente dal Comune in continuità con le politiche avviate dalle precedenti amministrazioni, in particolare dall’assessore Bernini”.

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