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Parma, 500 in piazza contro i rifiuti da fuori provincia

P1080435“Nessun dorma”. Questo lo slogan-titolo della manifestazione andata in scena ieri pomeriggio a Parma: contro lo Sblocca Italia che prevede la possibilità di smaltire nell’inceneritore di Ugozzolo – contestatissimo già di suo – anche rifiuti provenienti da fuori provincia.

Un corteo promosso, oltre che dal Comune e dai 5 Stelle locali, da parecchie associazioni ambientaliste provenienti da tutta Italia. I partecipanti, in un tardo pomeriggio di inizio luglio, sono stati 500 scarsi, buona parte dei quali arrivati da fuori Parma. Dato dalla duplice lettura: discreto successo sul piano della lotta ambientalista, flop completo sul fronte politico. Perché alla manifestazione erano invitati proprio tutti, ma se è vero che le presenze vanno pesate oltre che contate il quadro è piuttosto sconfortante per l’amministrazione cittadina. Niente Beppe Grillo – dalla partecipazione del Dies Iren di tre anni fa (“per accendere l’inceneritore dovrete passare sul cadavere di Pizzarotti”, Grillo dixit) è trascorsa un’era geologica – niente Casaleggio, niente “direttorio” nazionale a 5 Stelle, qualche parlamentare tra cui Maria Mussini (espulsa dal Movimento qualche mese fa) il deputato Alberto Zolezzi, che siede nella Commissione Ambiente della Camera, la deputata Giulia Sarti, i consiglieri regionali Sassi e Sensoli e l’europarlamentare Marco Affronte: nessun primo cittadino a parte lo stesso Pizzarotti e il collega di Rivalta (Torino) che è un civico. Insomma, se la marcia di ieri doveva misurare anche lo stato di salute del M5S in salsa parmigiana-pizzarottiana il risultato è davvero scarso, a conferma del gelo da zero assoluto che ormai contraddistingue i rapporti tra Parma e la testa nazionale del Movimento. E naturalmente non una riga sul corteo nel blog di Grillo e Casaleggio.
In compenso, una selva di bandiere del M5S per quella che – come scrivevano gli stessi organizzatori – doveva essere una manifestazione del tutto apartitica.P1080485

GUERRA E BATTAGLIA
Sul fronte ambientalista, ripetiamo, un discreto successo. “E’ il nostro quinto corteo – spiegava un attivista no termo – ed è il primo in testa al quale compare un sindaco di Parma. Finalmente”. Non si può negare che le numerose manifestazioni organizzate dai comitati no termo negli ultimi sei – sette anni siano state un successo in termini di mobilitazione, benché in calando nel corso del tempo. Il problema, semmai, è il risultato in termini politici e amministrativi. Perché se la protesta ha dato un contributo essenziale alla vittoria del Movimento 5 Stelle alle comunali di tre anni fa, occorre registrare che ad oggi: l’inceneritore è acceso e funzionante; le tariffe di smaltimento e le relative tasse dovute dai cittadini sono aumentate (la cosiddetta tariffa puntuale introdotta dal 1 luglio porterà, nel migliore dei casi, un risparmio di 18 euro all’anno. Sempre che non si ecceda il numero massimo di svuotamenti del bidoncino indifferenziato, nel qual caso la bolletta salirà ulteriormente); la differenziata spinta con metodo porta a porta non gode esattamente del plauso della cittadinanza, volendo parlare per eufemismi, mentre le condizioni in cui ha ridotto i marciapiedi e le strade della città sono sotto gli occhi – e il naso – di tutti.P1080489

A questi rilievi l’amministrazione Pizzarotti risponde in due modi. Da un lato ricordando che “un conto è la battaglia (persa, dell’accensione dell’inceneritore, ndr) un altro è la guerra. Che continua – ha spiegato Pizzarotti dal palco di piazzale della Pace – proprio con la differenziata porta a porta che sta dando ottimi risultati”. Gli fa eco l’assessore comunale all’Ambiente Gabriele Folli, per il quale “grazie all’aumento della differenziata l’impianto ha bruciato, nel 2014, una quantità di rifiuti pari a solo il 60% della sua capacità. E Iren (proprietario e gestore dell’impianto di Ugozzolo, nonché titolare in proroga del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti, ndr) è dovuta uscire allo scoperto, tanto che per aumentare il tonnellaggio destinato ad incenerimento si è scelto di stracciare accordi presi sul territorio”. Riferimento all’articolo dello Sblocca Italia che consente l’arrivo di spazzatura da fuori regione per incenerirla e trasformarla in energia elettrica. Il tutto a determinate condizioni, a cominciare dall’invariato impatto sulla qualità dell’aria. E proprio su questo punto si annuncia la prossima battaglia, politico – sanitaria, da parte del fronte anti inceneritore. Al culmine della manifestazione di ieri gli attivisti hanno infatti lasciato una lettera davanti alla sede della Provincia, cui compete la decisione definitiva sull’arrivo dei rifiuti da fuori.

SLOGAN
Al corteo che si è snodato in breve tempo da piazzale Santa Croce a piazzale della Pace ha preso parte anche un comitato di “Mamme toscane” contrarie all’inceneritore in via di costruzione nei pressi di Firenze. Tra gli slogan più scanditi “Noi vogliamo/un mondo migliore/l’inceneritore ci fa orrore”. Azzeccatissimo il secondo striscione: “Non ci rompete i polmoni”.

P1080502L’INTESA REGIONALE
Poco prima della manifestazione di ieri è stata raggiunta un’intesa tra Regione Emilia-Romagna e gestori degli impianti di termovalorizzazione Hera e Iren. I rifiuti urbani provenienti da fuori regione potranno essere trattati, nei limiti delle autorizzazioni esistenti o risultanti dalle valutazioni di impatto ambientale, esclusivamente per eventuali emergenze di durata limitata in un’ottica di solidarietà fra territori previa autorizzazione della Regione Emilia-Romagna.

“Con quest’accordo si superano le preoccupazioni dei cittadini e degli Enti locali conseguenti alle applicazioni dell’art. 35 del decreto Sblocca Italia”, ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo. “Stiamo dialogando con il governo e i nostri parlamentari affinché una nuova strategia nazionale di gestione dei rifiuti si ispiri a questo senso di responsabilizzazione dei territori e delle aziende”.

Tutti d’accordo – sottolinea la Regione – “nel limitare l’utilizzo degli impianti dimensionati per assicurare esclusivamente l’autosufficienza regionale, secondo le esigenze dei rispettivi ambiti territoriali di gestione”. Staremo a vedere.

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