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Parma, 14mila euro per tradurre lo statuto comunale

Fatto il nuovo statuto comunale, ora bisogna tradurlo. E’ il contenuto di una determina dirigenziale “natalizia” pubblicata dal Comune di Parma, che aggiunge un altro tassello alle già roventi polemiche relative al nuovo statuto approvato a maggioranza dal M5S pochi mesi fa. Lo statuto, spiega il Comune, è un documento fondamentale per il funzionamento dell’ente. Tanto più adesso che l’amministrazione Pizzarotti ha deciso di aggiornarlo con alcune novità – di democrazia partecipata, almeno nelle intenzioni – tra cui il referendum propositivo e abrogativo senza quorum (non vincolante per l’amministrazione), le consulte di quartiere o il consigliere aggiunto (senza diritto di voto, per rappresentare le comunità di stranieri residenti). Proprio quest’ultima novità deve aver suscitato la decisione di aggiornare il contratto per la traduzione dello statuto.

I problemi, e le conseguenti ironie di cui pullula il web in proposito, stanno nell’applicazione concreta di questa scelta amministrativa. Innanzitutto, la cifra: 14mila euro. Niente di eclatante, non fosse per i dubbi sull’effettiva utilità e necessità di questa traduzione in questi tempi di magra. Perché da un’amministrazione che da anni impugna il machete per tagliare ogni spesa ritenuta superflua – con contorno di polemiche nei confronti del governo che elimina risorse e di intere categorie di cittadini che lamentano tasse alte e servizi in costante dimagrimento – in molti si aspettavano un atteggiamento differente.

Anche perché all’entità della spesa si aggiungono gustosi dettagli tecnici: lo statuto verrà tradotto in inglese, francese, spagnolo, arabo e cinese. Il che sarà senz’altro utile ad alcuni stranieri residenti. Peccato che la maggior parte di essi appartenga alle seguenti nazionalità: moldavi (oltre 5mila), rumeni e albanesi. Come indica il rapporto provinciale immigrazione 2013 (il più recente) “queste tre cittadinanze da sole rappresentano il 36% di tutta la popolazione straniera di Parma”. E se vorranno leggere il nuovo statuto comunale se la dovranno cavare con l’italiano. Quello, almeno, è arrivato gratis.

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