Nomine del Teatro Regio di Parma, Pizzarotti archiviato

La posizione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine del Teatro Regio è stata archiviata. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari dopo la richiesta in questo senso da parte della Procura. L’indagine in questione era una delle due che vedevano Pizzarotti in veste di indagato. Ma si trattava di quella che ne aveva causato la sospensione dal Movimento 5 Stelle, per aver taciuto dell’avviso di garanzia ricevuto mesi fa.

Una delle due scarpe di Pizzarotti, piena di sassolini

Una delle calzature di Pizzarotti, piena di sassolini. “Li toglierò tutti, e magari girerò pure scalzo, perché sono trasparente e la gente deve sapere…”. Volevano fargli le scarpe, e invece ha avuto ragione lui. Bravo! 

Il primo cittadino era indagato per abuso d’ufficio assieme all’assessora comunale alla Cultura Maria Laura Ferraris e a Silvio Grimaldeschi, Marco Alberto Valenti, Giuseppe Albenzio del cda della Fondazione del Teatro Regio.
Rispetto all’indagine per abuso d’ufficio nei miei confronti è stata richiesta l’archiviazione. Sono contento, soprattutto per la mia città, il Teatro Regio e i miei concittadini. Ora qualche sassolino dalla scarpa me lo toglierò è il primo commento di Pizzarotti.
Il gip Paola Artusi ha accolto la richiesta della Procura per cui l’indagine si chiude senza che si proceda con l’azione penale. Secondo i magistrati, infatti, non si può configurare il reato di abuso d’ufficio. L’indagine era scaturita da un esposto presentato dal senatore del Pd Giorgio Pagliari.
Nel post di commento, Pizzarotti scrive che è stata “richiesta l’archiviazione” dell’indagine a suo carico ma in realtà il Gip ha già disposto l’archiviazione.

La notizia dell’avviso di garanzia – di cui il primo cittadino non aveva dato conto da subito – aveva provocato la sospensione dal Movimento lo scorso maggio per non aver comunicato immediatamente la notizia dell’avviso di garanzia. Su questo argomento Pizzarotti, che ha presentato da tempo le sue controdeduzioni, attende ancora il giudizio finale da parte dei vertici 5 Stelle nei confronti dei quali i parmigiani assistono da mesi a una polemica interminabile.
Lui si era difeso dicendo che nell’inchiesta erano coinvolte altre persone e che non aveva reso pubblico il suo coinvolgimento per motivi di privacy e di segreto istruttorio. Aveva parlato di atto dovuto, mostrando piena volontà di collaborare con gli inquirenti.

La Procura, e di seguito il gip, hanno riconosciuto che nella nomina dei vertici della Fondazione Teatro Regio non c’è stata “intenzionalità nell’attribuzione di un vantaggio”. Dunque la scelta di Anna Maria Meo come direttore generale dell’ente lirico parmigiano e Barbara Minghetti quale consulente di sviluppo è regolare.
Nomine dirette, arrivate a fine gennaio 2015 dopo la brusca interruzione di un iter di selezione tramite avviso pubblico cui avevano partecipato sette candidati dal curriculum di tutto rispetto. I nomi erano stati proposti da una commissione di esperti di cui faceva parte il Sovrintendente del Teatro La Fenice Cristiano Chiarot.
Il giudice per le indagini preliminari ha concordato con la ricostruzione del pm. Ha ritenuto che non si potesse procedere sostenendo l’accusa di abuso d’ufficio: non emerge che sindaco, assessore Ferraris e membri del cda abbiano esercitato la loro discrezionalità per favorire economicamente Meo. Quindi, l’indagine è stata archiviata.

A carico di Pizzarotti ora resta aperto il fascicolo di inchiesta relativo all’alluvione del torrente Baganza dell’ottobre del 2014, quando gran parte della zona sud della città venne invasa da fango ed acqua. L’accusa è di disastro colposo. Ma in questo caso la notizia dell’avviso di garanzia era stata diffusa immediatamente, e ora i motivi della sospensione dal M5S restano veramente molto fragili. Soprattutto se paragonati alla situazione di altri amministratori pentastellati tuttora indagati, e altrettanto reticenti a comunicarlo pubblicamente a stretto giro di posta.

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