Morire di correnti

Più che di correnti si tratta di bande. Bande nelle cui fila si nascondono franchi tiratori, traditori e tramatori. Più che un partito, il Pd è una corte dei Borgia e le elezioni del Presidente della Repubblica lo hanno reso evidente in modo drammatico. Ma quante e quali squadre giocano all’interno del Partito democratico? Fare una mappa precisa e aggiornata non è facile perché le due anime che compongono il partito- quella di ispirazione cattolica e la componente che viene dalla tradizione comunista – sono a loro volta divise in una miriade di correnti e correntine legate a determinati esponenti o fondazioni. E tutto avviene sullo sfondo della guerra civile che ha opposto il segretario Pierluigi Bersani al sindaco di Firenze Matteo Renzi.

I Bersaniani

L’area di maggioranza che sostieneva il segretario Pierlugi Bersani il 53% del partito. Ma non si tratta di un blocco monolitico. Al suo interno sono confluite le vecchie correnti che avevano sostenuto la mozione che candidava Bersani alla segreteria al congresso del 2009: oltre ai fedelissimi di Bersani, ci sono i Dalemiani, i Bindiani (Democratici davvero), i Lettiani, Giovani Turchi (Rifare l’Italia), i Cristiano Sociali e gli Ecologisti democratici.

I Renziani

Detti rottamatori, nascono nel 2010 con la convention Prossima fermata Italia, organizzata dal sindaco di Firenze Matteo Renzi e dal consigliere regionale lombardo Pippo Civati, poi allontanatosi in seguito a contrasti con Renzi. Di stampo centrista e liberale, il movimento chiede il rinnova,emtp della classe dirigente attraverso la rottamazione di quella vecchia. Dalle primarie di novembre del Partito democratico Renzi è uscito sconfitto: al termine del ballottaggio Bersani è risultato vincitore con oltre il 60% dei voti contro il 39% del sindaco.

Area Democratica

Dal congresso del 2009 sono sopravvissute nell’ombra altre correnti, come quella che ha sostenuto la candidatura alla segreteria di Dario Franceschini. Forti del 34% dei voti presi in congresso, i sostenitori di franceschini si sono strutturati nella corrente Area Democratica (abbreviato AreaDem), nella quale sono a loro volta confluite una serie di correnti: i Popolari/Quarta Fase, i Veltroniani, i Fassiniani, i Democratici Rinnovatori, i SemDem, gli Ecodem, i Liberal PD ed i Teodem. In Area Democratica si è poi verificata una separazione promossa da Veltroni, Fioroni e Gentiloni, che hanno costituito Movimento Democratico. Area Democratica alle ultime elezioni politiche si è schierata con il segretario Bersani.

Dopo il naufragio restano tre correnti

Dopo il naufragio del Pd seguito alle elezioni del Presidente della Repubblica, restano tre correnti a contendersi la leadership di un partito in macerie e sempre più vicino alla scissione. I renziani hanno già lanciato la sfida con il sindaco di Firenze che in un’intervista a Repubblica ha detto: “voglio rifondare il partito”. Ma tra Renzi e la rifondazione si mettono i giovani turchi di Orlando, Fassina, Orfini, che in questo momento rappresentano l’ala sinistra dello schieramento. Se Renzi dovesse farcela, i giovani turchi potrebbero dare il via alla scissione e guardare a Sel. Il terzo incomodo è  Fabrizio Barca e la sua Nuova Sinistra. A metà tra Renzi e Fassina, il ministro del governo Monti sta tentando una sintesi nel nome dell’unità.

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