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Mare monstrum

La parola “vergogna” ha echeggiato a lungo nelle aule parlamentari, sui titoli dei giornali e in tutte le sedi che contano (o niente affatto) di mezza Europa. L’ultima strage di disperati vicino alle rive di Lampedusa chiama in causa le coscienze una ad una. Da chi ha importanti incarichi pubblici fino all’ultimo degli attori, anche non protagonisti, della nostra società cosiddetta del benessere.

Erano sinceri sdegni e commozione corali? Probabilmente sì. Eppure basterebbe poco per mettere un’argine a questo orrore che costa la vita a migliaia di innocenti e che è destinato, purtroppo, a durare ancora. Vista la bomba di povertà demografica rappresentata da molti Paesi africani. Basterebbe, per evitare almeno le tragedie, un più massiccio pattugliamento attorno all’isola, reperendo i soldi da quel calderone di decine di milioni annui buttati per armamenti o il mantenimento di assurdi privilegi politici, pensioni d’oro, doppi-tripli emolumenti e incarichi di alti rappresentanti la Cosa pubblica. Accadrà? No, di certo. L’autoeliminazione del Senato irlandese, votato dagli stessi membri del Parlamento, da noi è semplicemente impensabile.

Conta assai poco allora discettare della Bossi-Fini o della Turco-Napolitano a seconda delle proprie visioni ideologiche e per meri fini elettorali; la strage continuerà, anche distinguendo tra clandestini, profughi, rifugiati politici o semplici immigrati. Perché bisognerebbe andare alle radici del problema, da una parte riscrivendo le politiche internazionali e cercando di ridurre le crescenti diseguaglianze economiche del mondo, dall’altra (internamente) porsi una semplice domanda spartiacque di buon senso: l’accoglienza di tutta questa gente, va nella direzione di un nostro e di un loro miglioramento di vita? La risposta, in questo caso, non si perde sempre nel vento.

Un’ultima considerazione va fatta sul concetto d’Europa; e dovrebbero porsela in primo luogo i sostenitori acritici della moneta unica. Quando i rappresentanti del nostro Governo batteranno i pugni sui tavoli Ue per chiedere la riscrittura del Trattato di Dublino e una maggior partecipazione degli altri stati europei all’isolamento geofisico del nostro Paese nel Mediterraneo, cosa pensiamo accadrà allora? Nulla; l’Italia resterà sola ancora una volta col suo carico di problemi e di tanta umanità espressa da tutti i soccorritori. Perché alla progressiva finanziarizzazione del Vecchio Continente, per nulla corrisponde un’Europa dei popoli e delle persone.

 

 

 

 

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