HomePoliticaFestaReggio: l’attesa messianica del Rottama-attore

FestaReggio: l’attesa messianica del Rottama-attore

Lo toccano, gli porgono omaggi floreali, cercano di strusciarsi su un lembo della camicia, qualcuno prova a porgergli il pupo in fasce perché lo miracoli. Qualche anziano comincia a favoleggiare di presunti eventi scientificamente inspiegabili, tipo l’artrosi scomparsa. Tutti comunque vogliono vederlo, fotografarlo, ascoltare da vicino il suo verbo, respirare la stessa aria che gli sfiora le narici, bearsi della stessa brezza che gli accarezza i capelli vagamente ingelatinati come Fonzie appunto.

Ha un qualcosa di messianico (e quindi di berlusconiano) l’atmosfera che, complice una sistema mediatico che snobba il premier Letta e si eccita all’aspirante tale Matteo Renzi, circonda l’attesa, l’arrivo, la presenza e l’arrivederci del Rottama-attore a FestaReggio. E’ una sorta di legge del contrappasso già applicata in terra quella che serpeggia e si inocula nella platea renziana: non vogliono più sentir parlare del Re nudo (in tutti i sensi a volte) di Arcore e per tutta risposta si comportano più o meno come i forzaitalici davanti a Silvio.

Sì perché quello di Renzi è più uno show che un comizio, un atto di infinita piacioneria a 360 gradi che un programma politico, un abbraccio virtuale e popolare ai desideri trasversali che un pugno vibrante e reale sui problemi parziali. Nelle rare fasi di stanca da ascolto, comincia a roteare l’invidiabile profilo toscano come una maschera di cartapesta alla sfilata di Viareggio, quando i carri allegorici devono coinvolgere tutti, quelli in strada, come quelli agli angoli delle piazze, quelli sui balconi come quelli magari arrampicati sugli alberi. Per far dimenticare loro, almeno una volta l’anno, le angustie della vita. Oggi è carnevale.

Trasmissione televisiva Porta a PortaRenzi non vuole però ridurre la platea a una condizione carnascialesca ma immergerla in un brodo primordiale da sogno, quell’italian dream per ora indicato a parole con una rivoluzione verbale capace di scardinare i mefitici meccanismi che hanno portato il Paese allo sfascio. E tratteggiato mimicamente dall’area privilegiata di un palco-teatro. Rottamare le correnti, che il Pd, partito democratico diventi Pm, nel senso di Partito monocratico. Un leader unico, un leader maximo.

Contenuti? Difficile individuarli nello spettacolo. La vulgata economica ormai per la maggiore vuole che dalla crisi si possa cercare di uscire abbattendo la spesa pubblica e detassando imprese e lavoro. Sintesi renziana: le tasse le devono pagare tutti, Iva e Imu sono problemucci da poco (guai a dire che andrebbero abbattute domani). Una parola sulla sfornata di quattro nuovi senatori a vita che costeranno milioni di euro di inutile spesa comune? Non una, naturalmente, che mettersi contro Rubbia, Abbado, Cattaneo e Piano non fa assolutamente glamour.

Bipartisan più che super-partes, nazional-popolare più che decisionista impopolare, buonista liquido più che interventista solido. Bianca Berlinguer è in brodo di giuggiole. Gli apparati si spellano le mani (mentre preparano la controffensiva) perché la gente è in estasi. I segni dell’Apocalisse ci sono tutti, che sia lui l’uomo di cui si riattendeva il ritorno?

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