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La rivolta nel Pd e la lunga notte del governo Letta

La lunga notte del governo LettaSiamo costretti a governare a dispetto degli elettori. E’ questa l’estrema sintesi di una chiacchierata al telefono con il neoparlamentare reggiano del Pd Paolo Gandolfi. Fosse il male di governare, andrebbe anche bene. Più difficile ingoiare il rospo quando si tratta di seguire il Pdl nella disperata difesa del Capo alle prese con l’assalto finale dei giudici. Basta poco, davvero poco per fare saltare il tappo del malessere diffuso, che si trasforma in nausea e rigetto appena varcata la soglia del Palazzo.

Perché a ben vedere mercoledì non è accaduto nulla di che: i parlamentari del Pd si sono limitati ad approvare la richiesta del Pdl di sospendere i lavori in Aula per 24 ore  sull’onda della polemica scoppiata per la decisione della Cassazione di anticipare al 30 luglio la sentenza su Berlusconi per il processo sui diritti Mediaset. In un altro momento non sarebbe accaduto nulla. “Sono uscito dall’aula  al momento del voto, ma – confessa Gandolfi – da qui la richiesta non è apparsa così grave”. C’è da scommettere che le cose siano andate davvero così. La politica è fatta compromessi in tempi normali, figurarsi in uno scenario come quello attuale. Ma le larghe intese hanno le gambe corte  e quello che è accaduto mercoledì potrebbe essere l’inizio della lunga notte del governo Letta. Perché con il passare dei giorni è sempre più evidente che il destino dell’esecutivo è legato a doppio filo ai guai giudiziari di Berlusconi, nonostante tutti o quasi si affannino a sostenere il contrario, a cominciare dal presidente del Consiglio.

Strategia, quella dello struzzo, che si sta rivelando deleteria alla prova dei fatti: ogni incidente di percorso, anche il più piccolo, diventa una mina che rischia di fare saltare tutto per aria. In realtà nessuno ha interesse a mandare a casa Letta, nemmeno i renziani che scalpitano. Non ora, almeno. Ma i guai giudiziari di Berlusconi sono sempre lì, ed è arrivata la Cassazione a ricordare a tutti che una soluzione deve essere trovata se si vuole salvare il governo. Perché senza il Cavaliere non si governa.

Mentre nel Pd è iniziata la rivolta – 70 senatori hanno sottoscritto un documento per chiedere uno “scatto d’orgoglio” – i falchi del Pdl scalpitano. Intanto il Paese cola a picco, come non ha mancato di ricordarci Standard&Poor a mercato aperto e non il venerdì sera come si conviene. Tanto per dare un segnale.

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